Duro affondo di Ugo Cappellacci nei confronti della presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, all’indomani della decisione della Corte d’Appello di Cagliari sul caso decadenza.

“Alessandra Todde non è stata dichiarata decaduta, ma resta il fatto politico e istituzionale: è stata ritenuta responsabile di gravi violazioni in materia di trasparenza nella gestione della campagna elettorale ed è stata condannata a una sanzione pecuniaria di 40mila euro. Non proprio un attestato di correttezza, ma il riconoscimento di una condotta che ha violato regole poste a tutela della trasparenza democratica. Ora però il punto è un altro. Se per gli orrori compiuti sul terreno del rispetto delle regole se la cava pagando una sanzione, per gli orrori compiuti nel governo della Sardegna il conto lo stanno già pagando i sardi, ogni giorno, sulla propria pelle. Per questo sarebbe il caso che la presidente uscisse finalmente dallo spogliatoio della propaganda e scendesse in campo”, ha dichiarato il deputato di Forza Italia.

Non basta sopravvivere politicamente: bisogna dimostrare di essere all’altezza del compito - ha detto ancora Cappellacci -.E finora, purtroppo, la distanza tra il clamore degli annunci e la povertà dei risultati è sotto gli occhi di tutti. Chi ha responsabilità di governo non può cavarsela sempre con una narrazione autoassolutoria. La trasparenza non è un dettaglio burocratico, così come governare non è un esercizio di comunicazione. La Sardegna ha bisogno di serietà, capacità e decisioni. E soprattutto di una guida che governi davvero, invece di limitarsi a restare in carica”.

Sul piano giudiziario, la Corte d’Appello ha chiarito la posizione della governatrice: Alessandra Todde resta pienamente legittimata nel suo ruolo e non decade dalla carica. I giudici hanno infatti annullato la parte della sentenza di primo grado che configurava l’“omessa presentazione” del rendiconto elettorale, ritenendo illegittima la riqualificazione dei fatti senza le necessarie garanzie procedurali, tra cui la diffida ad adempiere.

Determinante anche il precedente intervento della Corte Costituzionale, che aveva già annullato l’ordinanza di decadenza, contribuendo a chiarire definitivamente il quadro istituzionale.

Resta però confermata la responsabilità amministrativa: la Corte ha stabilito che le spese sostenute dal comitato elettorale devono essere considerate come finanziamenti ricevuti da terzi e quindi soggetti agli obblighi di rendicontazione. Le irregolarità, definite “sostanziali e rilevanti”, hanno portato alla conferma della sanzione pecuniaria di 40mila euro.