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Alessandra Todde resta pienamente legittimata nel suo ruolo di presidente della Regione Sardegna. La Corte d’Appello di Cagliari ha infatti parzialmente riformato la sentenza di primo grado sulla decadenza, confermando però la sanzione pecuniaria di 40mila euro.
I giudici hanno accolto in parte l’appello presentato dalla governatrice, dichiarando nulla la sentenza di primo grado nella parte in cui la sua condotta era stata riqualificata come “omessa presentazione” del rendiconto delle spese sostenute durante la campagna elettorale.
Nel pronunciamento, la Corte ha inoltre preso atto che la Corte Costituzionale aveva già annullato l’ordinanza del Collegio di garanzia nella parte in cui disponeva la decadenza, elemento che ha contribuito a chiarire definitivamente la posizione istituzionale della presidente.
Al momento non sono arrivati commenti a caldo da parte di Todde, attesa a Bruxelles, dove è probabile che nella giornata di domani tenga un punto stampa nel quale affronterà anche il tema della decisione della Corte d’Appello.
Dall’entourage della governatrice e dal Movimento 5 Stelle filtra però soddisfazione: la pronuncia viene letta come una conferma della piena legittimità del mandato e come un passaggio importante per la stabilità dell’azione di governo regionale.
"Il giudice non può fondare la propria decisione su fatti diversi da quelli contestati dall'amministrazione, pena la violazione del diritto di difesa". Lo hanno ricordato i giudici della Corte d'Appello di Cagliari annullando la decisione del collegio elettorale di garanzia che aveva emesso un'ordinanza-ingiunzione al Consiglio regionale sardo per dichiarare la decadenza della governatrice, che oggi resta al suo posto.
Il Tribunale, infatti, aveva riqualificato d'ufficio la condotta segnalata dal Collegio elettorale di garanzia come "omessa presentazione" del rendiconto, ma la Corte ha chiarito che tale mutamento è illegittimo in assenza della procedura corretta: la sanzione della decadenza, si legge in sentenza, può scattare solo "nonostante la diffida ad adempiere" entro 15 giorni, atto che il Collegio di Garanzia non aveva mai inviato. Per queste ragioni, la Corte ha "dichiarato la nullità della sentenza impugnata nella parte in cui ha accertato la violazione dell'art. 15, comma 8" (ovvero la norma sulla decadenza).
Se la carica è salva, la responsabilità amministrativa è stata invece pienamente confermata. La difesa di Alessandra Todde aveva sostenuto di aver presentato una "dichiarazione a zero" perché tutte le spese erano state gestite dal Comitato elettorale M5S. La Corte ha però respinto questa tesi con fermezza, stabilendo che "i contributi e i servizi forniti da tale Comitato ad Alessandra Todde devono essere giuridicamente qualificati come finanziamenti ricevuti da un soggetto terzo".
Secondo i magistrati, il candidato non può schermarsi dietro un comitato, specialmente se questo raccoglie fondi da privati. La sentenza sottolinea che l'uso di un comitato come intermediario "ha interrotto la catena di tracciabilità, generando una lacuna informativa". In merito ai finanziamenti ricevuti tramite piattaforme online, i giudici hanno rilevato che "non è stato possibile collegare in modo univoco le singole donazioni ricevute tramite PayPal con specifici accrediti sul conto corrente", rendendo impossibile verificare come tali somme siano state realmente impiegate.
Nel confermare la multa di 40mila euro, la Corte ha definito le violazioni come "sostanziali e rilevanti", tali da aver "vanificato totalmente le finalità di trasparenza della legge". L'importo è stato ritenuto "pienamente proporzionato e congruo", poiché la condotta ha "minato alla base i principi di trasparenza e controllo delle spese elettorali".
SALVATORE DEIDDA (FDI): "PRECEDENTE GIURIDICO E POLITICO"
"Nessuno stupore per una sentenza che, pur riconoscendo irregolarità gravi da parte della presidente Todde e del suo staff, sceglie di non decretarne la decadenza. Tuttavia, ciò che emerge è un precedente giuridico e politico che non può lasciarci indifferenti".
Così l'esponente di Fratelli d'Italia, Salvatore Deidda, commenta il deposito della sentenza riguardante la decisione della Corte d'Appello di Cagliari Secondo l'esponente di Fdi, 'con questo pronunciamento si apre una strada pericolosa: il messaggio che passa è che non saremmo più tenuti a presentare rendicontazione e mandatario elettorale. Basterebbe, in pratica, pagare una sanzione pecuniaria, per giunta fissata al minimo edittale di 40mila euro, per sanare mancanze che la legge definisce sostanziali".
Deidda solleva dubbi anche sulla tempistica della pubblicazione del verdetto: "Non ci aspettavamo notizie diverse, ma colpisce la scelta del 'timing': hanno aspettato la conclusione del referendum per depositare ufficialmente la sentenza, quasi a voler evitare che il dibattito pubblico ne venisse influenzato in una fase così delicata".
SABRINA LICHERI (M5S): "LA GIUSTIZIA CI DÀ RAGIONE"
“Ne eravamo convinti e oggi la giustizia ci dà ragione: Alessandra Todde continuerà a fare il suo lavoro in Regione. La Corte d’Appello di Cagliari - come già prima la Corte costituzionale - ha accolto il ricorso della Presidente rigettando la richiesta di decadenza.
Voglio confermare tutto il mio sostegno e rinnovare l’incoraggiamento ad andare avanti a una donna che, nonostante i tanti ostacoli, sta guidando la Sardegna fuori dal guado. Avanti così Alessandra!”. È quanto afferma in una nota la senatrice M5S Sabrina Licheri.
Il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini
“La sentenza della Corte d’Appello, che rigetta definitivamente ogni ipotesi di decadenza per la presidente Alessandra Todde, è certamente una buona notizia per i sardi e per la Sardegna, che ha bisogno di stabilità e continuità amministrativa. E’ senza dubbio un riconoscimento della buona fede della presidente Todde. Ora, insieme, dobbiamo proseguire nel mandato che i sardi ci hanno dato, liberare maggiori energie all’interno del Consiglio regionale e portare avanti le riforme avviate”.










