"Mai mollare, sempre con il sorriso: finché c’è vita, c’è speranza". Con questa frase semplice ma potentissima è iniziata la nostra intervista a Monica Loi, 48enne di Lanusei e mamma di due figli, che ha raccontato la sua esperienza per dare forza e coraggio a chi sta vivendo momenti simili.

Un diagnosi di tumore al seno al terzo stadio nel 2020, durante i mesi del lockdown, un percorso difficile tra operazioni, chemioterapia e radioterapia, ma sempre affrontato con coraggio, positività e attenzione agli altri. 

Ciao Monica, e benvenuta su Sardegna Live. Quando ti sei accorta che qualcosa non andava?

"Ciao a tutti e grazie Sardegna Live per questa intervista, spero di mandare un messaggio di positività. Fino al 2020 facevo regolarmente le visite di controllo perché mia mamma aveva avuto problemi, ma inizialmente sembrava tutto ok. Un giorno, toccandomi a casa, ho sentito come una 'pietra' sul seno e ho capito che c’era qualcosa che non andava. Il mio cervello è così andato subito oltre".

Come hai affrontato i primi passi e la diagnosi?

"Ho visto immediatamente l’oncologo di Lanusei, che è stato gentilissimo, e ha notato subito che qualcosa non andava. Poi ho fatto una biopsia a pagamento di 680 euro perché c’era il lockdown e non ci si poteva muovere liberamente, ma avevo già organizzato un viaggio per svagarmi un po’ la mente, anche se pensavo sempre a tutto questo".

"Dopo 15 giorni, mentre ero all’estero con la mia famiglia, ho ricevuto una telefonata dalla segretaria: il medico voleva vedermi, ho chiesto così di parlare al telefono, e mi ha detto che avevo un tumore al terzo stadio, avanzato e abbastanza grande. Quando sono rientrata, volevo capire cosa significasse 'terzo stadio', e mi sono resa conto della gravità della mia situazione".

Come sono stati i trattamenti e come hai trovato supporto?

"Dopo diverse peripezia tra tamponi e quarantene, sono andata a Cagliari per l’operazione con il dottor Luigi Grosso, una persona fantastica, che per tutto il mio percorso mi è stato sempre accanto. Ho scoperto che purtroppo il tumore non era solo al seno, ma si era esteso anche ai linfonodi: me ne hanno tolto 16, e ho fatto la mastectomia. Il reparto di Oncologia è stato veramente fantastico, lì ho trovato una vera e propria famiglia: anche piccoli gesti come un saluto o una parola mi davano forza".

"Ho fatto sei cicli di chemioterapia 'rossa' - prosegue Monica dopo un lungo sospiro -. Durante le ore in ospedale mi stordivano le flebo, ma pensavo ai miei figli, a mio marito, che mi accompagnava ma a causa della pandemia non poteva mai entrare, credo che sulla panchina fuori dall'ospedale ci sia la sua sagoma (ride). Cercavo di incoraggiare altre pazienti, portavo dolcetti, era come una festa. Ho ricevuto grande forza anche dai libri di Nadia Stoffa che mia figlia mi aveva regalato e che poi ho donato al reparto oncologico".

"Ho fatto poi 30 giorni di radioterapia, e cercavo sempre e comunque di vedere il lato positivo. Anche senza capelli, ho trovato conforto e accoglienza grazie all’Associazione 'Charliebrown', alla presidente Manuela Ambu, e alle parrucche: appena le ho viste per la prima volta ho pianto a dirotto, ma poi ho capito che ci potevo giocare e cambiare il mio look a seconda delle giornate. In tutto il mio percorso sono stata sempre seguita da una psicologa, perché non si può essere forti da soli".

"Mio figlio più piccolo ha sofferto tanto - aggiunge con la voce che trema -. Faceva domande, cercava informazioni su Google, e io cercavo di rassicurarlo e dargli forza. Ora continuo i controlli ogni sei mesi: un traguardo importante".

Che consiglio daresti a chi teme i controlli o la malattia?

"Consiglio sempre di fare tutti i controlli, senza paura né vergogna. Bisogna affrontare tutto con positività, Mai arrendersi. Finché c’è vita, c’è speranza. Vorrei inoltre dire ai medici, sia a quelli di base che agli specialisti, di insistere nel far fare prevenzione ai propri pazienti".

La storia di Monica dimostra quanto la prevenzione e il supporto possano davvero fare la differenza in un percorso difficile come la malattia. Il suo è un messaggio di forza, speranza, e coraggio, e la sua testimonianza è preziosa per chi oggi si trova ad affrontare lo stesso cammino. Grazie e in bocca al lupo per tutto, carissima e fortissima Monica!