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Momenti di grande emozione e di profondo valore religioso, culturale e identitario per l’intera comunità desulese, quelli che sono stati vissuti lo scorso sabato, 31 gennaio, presso la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio Abate a Desulo, dove si sono svolte la presentazione ufficiale e la consegna dello Statuto Unico delle Prioresse.
L'evento è stato il compimento di un lungo lavoro di ricerca storica e di riflessione ecclesiale, durato diversi decenni e fortemente voluto dai parroci che si sono succeduti alla guida della parrocchia, da don Pippia a don Pili, fino all’attuale parroco don Marco Floris. Un percorso di impegno e pazienza che ha condotto alla redazione di un documento destinato a segnare una svolta nella tutela di una delle istituzioni più antiche e significative del paese.
Dopo l’attento esame della Curia Arborense, lo Statuto, redatto il 2 febbraio 2025, è divenuto esecutivo lo scorso 7 ottobre per decreto dell’Arcivescovo metropolita di Oristano e Vescovo di Ales e Terralba, Monsignor Roberto Carboni, assumendo pieno valore canonico e diventando a tutti gli effetti legge per la Chiesa di Desulo. Un atto che, come è emerso chiaramente durante la presentazione, non ha inteso "chiudere" una tradizione, ma piuttosto riconoscerla, proteggerla e accompagnarla nel tempo.
Lo Statuto Unico delle Prioresse si articola in sette titoli e quarantasette articoli, nei quali vengono disciplinati in modo puntuale la costituzione, le finalità, la composizione, i diritti e i doveri delle Prioresse, così come i riti religiosi e le tradizioni locali ed extra-locali, fino agli organi sociali. Un impianto normativo solido, capace di coniugare rigore storico e rispetto delle consuetudini, aggiornando al contempo alcuni aspetti organizzativi alla luce degli orientamenti ecclesiali più recenti.
Durante l’incontro è stato più volte sottolineato come questo lavoro non rappresenti una cristallizzazione del passato, ma uno strumento dinamico, pensato per garantire continuità e futuro a una tradizione profondamente radicata nella vita religiosa e sociale del paese. Le Prioresse, infatti, non sono soltanto depositarie di riti e funzioni, ma espressione di una fede incarnata nella comunità, di una responsabilità collettiva tramandata di generazione in generazione.
A conclusione della presentazione, l’architetto e docente Luca Nonnis, incaricato per i Beni Ecclesiastici della Parrocchia di Desulo, ha offerto una riflessione di ampio respiro sul significato di questo traguardo, "Oggi questo Statuto rappresenta molto più di un atto normativo: è una scelta di visione", ha affermato, evidenziando come le tradizioni non siano "reperti da museo", ma realtà vive che necessitano di essere comprese e accompagnate.
Secondo Nonnis, trasformare una consuetudine secolare in uno Statuto riconosciuto significa dare dignità e futuro a un patrimonio che rischiava di rimanere affidato esclusivamente alla memoria orale. Un passaggio che, come abbiamo avuto modo di osservare, rafforza non solo la tutela giuridica, ma anche la consapevolezza collettiva del valore di questa istituzione femminile.
"Per la comunità di Desulo – ha spiegato – è un atto di consapevolezza identitaria: afferma che la fede, quando è radicata nella storia e nelle persone, diventa cultura condivisa". E per la Chiesa locale, ha aggiunto, rappresenta un segnale forte di attenzione verso le realtà periferiche e verso le tradizioni femminili, spesso silenziose ma fondamentali.
Parole che hanno trovato eco nell’attenzione e nella partecipazione della comunità presente, consapevole di trovarsi di fronte a un passaggio storico. Lo Statuto, infatti, non chiude una storia, ma la rende trasmissibile, leggibile e abitabile dalle nuove generazioni, dimostrando – come è emerso con chiarezza nel corso della serata – che custodire il passato è il modo più autentico per costruire il futuro.
L’architetto Nonnis ha infine espresso profonda gratitudine all’Arcivescovo Mons. Roberto Carboni e al parroco don Marco Floris per aver reso possibile la salvaguardia e la trasmissione di un patrimonio sacro-culturale così peculiare e prezioso. Un ringraziamento che si estende idealmente a tutta la comunità di Desulo, chiamata ora a essere non solo erede, ma custode consapevole di una tradizione viva.
Un evento importante e molto partecipato che ha segnato un momento fondamentale nella storia e nella cultura di Desulo, scrigno di tradizione che non vuole essere dimenticata, ma tramandata alle nuove generazioni.













