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Un lungo messaggio, intenso e personale, è il modo scelto da Gian Franco Satta per spiegare le sue dimissioni da assessore regionale dell’Agricoltura. Un post dal titolo eloquente — “Il coraggio di fare un passo indietro” — che diventa anche un bilancio dei diciannove mesi trascorsi alla guida di uno dei settori più complessi della Sardegna.
Fin dalle prime righe Satta sposta l’attenzione dai palazzi della politica a chi vive ogni giorno la terra: il mondo agricolo della Sardegna. Non parla delle sue scelte, ma del lavoro quotidiano di allevatori, agricoltori, famiglie che reggono comunità intere. A loro attribuisce tutti i risultati costruiti in diciannove mesi di assessorato. “Non appartengono a una persona né a una stagione politica: appartengono a voi”, scrive.
Nel suo bilancio, Satta rivendica traguardi importanti: una spesa del PSR 2014–2022 arrivata al 98%, un dato che definisce “storico”, e quasi 500 milioni di euro pagati nel solo 2025, il volume più alto mai registrato dall’organismo pagatore regionale. Ricorda anche lo sblocco degli indennizzi rimasti fermi per anni, dalle cavallette alle gelate, dalla blue tongue alle crisi idriche, fino agli incendi e alle difficoltà dell’apicoltura. Alcuni pagamenti, sottolinea, sono arrivati in tempi record.
L’ex assessore cita poi le grandi emergenze affrontate: la siccità che ha colpito duramente aree come Posada, l’Ogliastra, la Nurra e la Valle dei Giunchi. E soprattutto l'investimento sull’acqua, quello che definisce «il futuro dell’agricoltura sarda». Opere di ricerca, reti comunali, laghetti collinari, nuovi acquedotti rurali, condotte più moderne, recupero dei reflui agricoli, sistemi di misurazione avanzati: un disegno complessivo che, scrive, in Sardegna non si era mai visto prima. A questo si aggiungono i fondi rimessi in moto per il settore ittico, un comparto che da anni attendeva una nuova attenzione.
La parte forse più politica arriva quando Satta racconta il metodo con cui ha cercato di guidare l’assessorato. Più di cento tavoli aperti, incontri con associazioni, produttori, università, tecnici. Una presenza costante nei territori, non nei palazzi. “L’agricoltura non si governa da una scrivania”, ricorda.
“Ed è proprio per rispetto verso questo mondo che ho rassegnato le mie dimissioni da Assessore all’Agricoltura. Una decisione ponderata, serena, ma presa con responsabilità. Il settore ha bisogno di una guida politica forte, coesa, stabile. Se questa forza viene meno, il dovere è farsi da parte. Non è una questione personale: è una fragilità politica che arriva da lontano. Quando la base si indebolisce, riformare i servizi agricoli diventa quasi impossibile. Io credo nella lealtà, nella coerenza, nella verità. E per questo ho scelto di fare un passo indietro invece di restare senza un mandato pieno” prosegue Satta, parlando delle recenti dimissioni.
“Il lavoro resta. E le sfide restano: acqua, clima, innovazione, redditi, giovani - chiarisce - Sfide dure, ma non impossibili. Io continuerò a lavorare da consigliere regionale, con la stessa determinazione di sempre. Con più libertà. Con la stessa vicinanza a chi coltiva, allevia, produce — spesso lontano dai riflettori, ma al centro dell’esistenza della Sardegna”.
Il post si chiude con un passaggio dal tono quasi confidenziale, rivolto a chi in queste ore lo ha contattato per manifestargli solidarietà: “A chi con una chiamata o con un messaggio ha voluto farmi sentire la propria vicinanza, dico grazie. Mi ha fatto davvero piacere sapere che il mio lavoro è stato percepito positivamente da molti. Non mi sono di certo risparmiato: sono in pace con me stesso e con chi mi ha dato fiducia alle elezioni. Al mondo agricolo auguro stabilità, ascolto e programmazione vera. E giorni migliori. Davvero migliori”.












