A distanza di pochi giorni dall’incendio (28 maggio) che ha devastato sessanta mezzi dell’autonoleggio Galdieri Rent, nei pressi dell’aeroporto di Alghero, le domande rimangono tante, e tutte senza risposta. Una vicenda che assume contorni ancora più inquietanti se si considera un episodio analogo, accaduto allo stesso autonoleggio, appena due mesi e mezzo prima.

Stefano Ledda, titolare della filiale, non si dà pace, e quelle stesse domande lo tormentano da settimane.

Nessuna avvisaglia, niente che lasciasse presagire situazioni torbide o pericoli imminenti. Nel giro di pochi mesi, invece, le fiamme al Galdieri Rent hanno lasciato decine di carcasse d’auto e centinaia di cattivi pensieri ad attanagliare la mente di un uomo impaurito per sé e la sua famiglia. Lo stesso sconforto che si evince dal suo tono di voce quando ai microfoni di Sardegna Live ripercorre quei momenti.

Stefano Ledda: "Ad Alghero non mi sento al sicuro"

“Provo rabbia e delusione. Non riesco a comprendere quale possa essere stato l’elemento scatenante. In quarant’anni di onorato servizio non era mai successo. Sono preoccupato per la mia famiglia e per me stesso. Personalmente si tratta del secondo evento, quindi suppongo anche che ci possano essere altri episodi. Stiamo provando a proteggerci, ma non credo abbiamo la forza né i mezzi per poterlo fare. Quindi subiremo, come tanti altri onesti cittadini che fanno questo o altri lavori”, sospira rassegnato.

Una comunità che vive col fiato sospeso: “Bisogna cercare di unirsi al fine di riuscire a combattere questa malavita che purtroppo ci assedia. Sono quarantotto anni in Sardegna e non ho mai subito nessun atto intimidatorio, né minacce, niente. Ho sempre vissuto in uno stato di pace assoluta”.

Il primo episodio, lo scorso 14 marzo, aveva acceso un campanello d’allarme, almeno per Ledda, che però recrimina: “I miei appelli e le mie richieste dopo quel primo episodio non solo non sono stati ascoltati, ma sono stati totalmente ignorati dalle istituzioni, nonostante già quello fosse stato piuttosto catastrofico (14 auto bruciate, ndr.)”.

L’irrequietezza, ora, ha preso il sopravvento: “Non mi sento più al sicuro e non mi sento protetto. Sono sotto scacco di qualcuno, ma non so di chi. E il timore più grande è legato all’incolumità della mia famiglia. Un evento così catastrofico è di un’assurdità immensa. Bruciare sessanta macchine è veramente…”, non si dà pace al pensiero di quanto accaduto.

"Soccorsi inadeguati, si potevano salvare 20 auto"

“E - sottolinea - potevano essere di più se non fosse stato per il pronto intervento mio e di mio genero, che siamo riusciti a salvarne una decina”. Non le manda a dire neanche sull’intervento dei soccorsi, che, afferma, “sono stati inadeguati”. “Questa - prosegue - è una cosa di cui mi rammarico molto, perché con un intervento più consistente almeno 20 auto sarebbero state salvate”.

E, ancora, lo definisce “un intervento semplicemente fuori luogo”. “Un dispiegamento più massiccio - ribadisce - avrebbe consentito di salvare almeno 20-30 macchine”. Un danno economico pesantissimo per il titolare dell’autonoleggio, che ammonterebbe a oltre due milioni di euro.

“Non capisco perché sia successo a me - è lo sfogo finale ai nostri microfoni -, non riesco a comprendere il motivo di un’azione talmente vigliacca, fatta da chi? Ce l’hanno con me? Non credo, penso che vi possa essere un’iniziativa di stampo mafioso per far cedere le attività a noi commercianti di Alghero. Oggi hanno colpito noi, domani possono colpire un ristorante, o una tabaccheria. Io, per quanto mi riguarda, non ho niente in mano per poter indirizzare le indagini. Mai un episodio, prima di questi, che possa farmi propendere verso una pista, purtroppo niente…”, conclude.

Nel video in basso: il primo atto incendiario, 14 marzo 2026