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Si sviluppa su due filoni distinti l’operazione “Cavallo pazzo”, condotta dalla Squadra mobile di Cagliari e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, che ha portato all’arresto di 13 persone. Tra queste figura Luigi Gessa, assessore ai Lavori pubblici del Comune di Selargius, per il quale il gip del Tribunale di Cagliari ha disposto la custodia cautelare in carcere.
L’inchiesta nasce nel 2024 dopo una rapina ai danni di un pregiudicato ad Assemini, al quale erano stati sottratti circa 60mila euro e un ingente quantitativo di droga. Da quell’episodio, attraverso intercettazioni e approfondimenti investigativi coordinati dal dirigente della Squadra mobile Davide Carboni, gli inquirenti hanno ricostruito un presunto traffico di cocaina, hashish e marijuana destinato alle piazze di Cagliari, Selargius, Quartu Sant’Elena e Assemini.
Secondo quanto riferito dalla polizia, il gruppo si sarebbe avvalso di una rete strutturata, con ruoli definiti e il coinvolgimento anche di minorenni nello spaccio al dettaglio. Due componenti si sarebbero occupati dell’approvvigionamento e dell’organizzazione dell’attività nell’area metropolitana. L’attività, ritenuta particolarmente remunerativa e con epicentro a Selargius, avrebbe generato ingenti profitti, come dimostrerebbero i sequestri di denaro effettuati nel corso delle indagini.
L’assessore Gessa, precisano gli investigatori, è estraneo al traffico e allo spaccio di droga. Le accuse nei suoi confronti riguardano invece un diverso filone dell’inchiesta, legato a reati contro la persona e contro la Pubblica amministrazione.
Secondo l’ipotesi accusatoria, l’assessore si sarebbe reso responsabile di atti persecutori e intimidazioni nei confronti dell’ex compagna. In particolare, gli viene contestato di aver commissionato l’incendio dell’auto della donna e di essere coinvolto nel rogo di altri due veicoli a lei riconducibili. Le investigazioni, spiegano dalla polizia, avrebbero documentato una “progressiva e grave escalation di violenza, sopraffazione, minacce e diffamazioni”, delineando un quadro ritenuto “particolarmente allarmante” e di “elevata pericolosità”.
Sempre secondo l’accusa, l’assessore avrebbe fornito indicazioni agli esecutori materiali dell’incendio e avrebbe prospettato ulteriori azioni ai danni della vittima, tra cui un furto o una rapina in abitazione.
Un secondo ambito di contestazione riguarda presunti reati contro la Pubblica amministrazione. Gli investigatori parlano di un “uso distorto e personalistico della funzione pubblica”, con indebite pressioni esercitate su soggetti privati per orientare decisioni amministrative. In un caso, l’assessore avrebbe intimidito funzionari di una società attiva nel settore dello smaltimento dei rifiuti, imponendo assunzioni e condotte non dovute, prospettando ripercussioni economiche. La società, secondo quanto riferito, si sarebbe opposta.
Contestati anche episodi di utilizzo illecito di risorse e servizi pubblici per fini personali, oltre a presunte condotte corruttive. In particolare, nell’ottobre 2024 sarebbe stata documentata la consegna di mille euro da parte di un imprenditore, quale utilità economica in cambio dell’omissione di atti dovuti e del mancato esercizio di poteri di controllo su presunte violazioni ambientali.
Oltre a Gessa, in carcere sono finiti Cristian Bibbò, Michela Galioto, Daniele Loddo, Fabio Melis, Pier Paolo Orrù, Angelo Saba e Giovanni Vacca. Ai domiciliari sono stati posti Cristian Carreras, Antonella Dami, Elisa Portas, Giuseppe Floris ed Emanuele Saba.
Come previsto dal principio di presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie competenti.












