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Restano "stabili, ma in condizioni di grave criticità" le condizioni del bambino di due anni ricoverato presso l’Ospedale Monaldi di Napoli, dopo il trapianto di cuore effettuato lo scorso 23 dicembre e risultato inefficace a causa di un presunto danneggiamento dell’organo durante il trasporto. La giornata di oggi, lunedì 16 febbraio, è considerata cruciale: è infatti attesa la riunione dell’équipe medica incaricata della valutazione clinica, chiamata a stabilire i prossimi passi per tentare di salvare la vita del piccolo.
Il bambino si trova attualmente in coma farmacologico ed è supportato da Ecmo, la circolazione extracorporea che consente di mantenere attive le funzioni vitali in attesa di una soluzione definitiva. Tra le ipotesi al vaglio dei medici vi è anche l’impianto di un cuore artificiale temporaneo, che potrebbe fungere da "ponte" verso un nuovo trapianto, prolungando il tempo disponibile per individuare un donatore compatibile.
Intanto la vicenda ha scosso profondamente l’opinione pubblica. La madre del piccolo, intervenuta in televisione durante la trasmissione Domenica In, ha lanciato un appello accorato: "Chiedo aiuto anche al Papa".
Secondo quanto riportato da Tgcom24 e da diversi quotidiani nazionali, il cuore era stato atteso per mesi e rappresentava l’unica speranza di sopravvivenza per il bambino. Tuttavia, l’organo sarebbe arrivato già compromesso, rendendo vano il delicato intervento chirurgico.
Al centro dell’inchiesta vi sono proprio le modalità di trasporto del cuore, partito da Bolzano e giunto a Napoli. Come riferito da Il Messaggero e Corriere della Sera, l’organo sarebbe stato conservato in un contenitore di plastica rigida e non in un dispositivo tecnologico avanzato in grado di monitorare costantemente la temperatura. L’elemento più critico riguarderebbe però l’uso del ghiaccio secco, che può raggiungere temperature fino a -80 gradi, potenzialmente in grado di provocare danni irreversibili al tessuto cardiaco.
La Procura ha aperto un’inchiesta e iscritto sei sanitari nel registro degli indagati con l’ipotesi di lesioni colpose, un atto definito dovuto per consentire gli accertamenti. Il NAS di Napoli ha già sequestrato il contenitore utilizzato per il trasporto e acquisito la documentazione clinica. Parallelamente, sono in corso verifiche anche da parte del Ministero della Salute e della Regione Campania.
Mentre la magistratura cerca di fare luce su eventuali responsabilità, la priorità resta la vita del piccolo paziente. Le prossime ore saranno decisive per comprendere se sarà possibile stabilizzarlo e garantirgli una nuova opportunità di trapianto. La famiglia, nel frattempo, continua ad attendere risposte, sospesa tra la speranza e la richiesta di verità.







