Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato le proprie dimissioni e la convocazione di elezioni generali anticipate per il prossimo 29 novembre. La decisione è stata comunicata questa mattina dal Palazzo della Moncloa, al termine di una fase di crescente difficoltà politica per il governo socialista.

Sánchez ha spiegato di avere informato il re Felipe VI prima di convocare un Consiglio dei ministri straordinario chiamato a procedere allo scioglimento delle Cortes e all'indizione del voto. La legislatura sarebbe dovuta proseguire fino al 2027.

Alla base della scelta c'è anche la difficoltà del governo di portare avanti la propria agenda parlamentare. Nei giorni scorsi il Congresso aveva respinto i decreti sull'emergenza abitativa, mentre nel Paese sono proseguite le proteste contro il caro-affitti e la difficoltà di accesso alla casa.

Nel suo intervento, il premier ha riconosciuto anche gli errori commessi dal suo esecutivo. «Oggi c'è insoddisfazione, anche noi abbiamo commesso degli errori», ha affermato Sánchez, sostenendo che per proseguire con le riforme sarebbe necessario un sostegno parlamentare più ampio.

Il presidente del governo ha quindi trasformato la prossima consultazione in una scelta sul futuro politico del Paese. Agli elettori ha chiesto di decidere se la Spagna debba proseguire sulla strada dell'attuale governo oppure cambiare direzione. «Ho deciso di convocare oggi stesso il Consiglio dei ministri, per sciogliere le Camere e convocare elezioni anticipale il prossimo 29 novembre», ha dichiarato Sánchez nel suo discorso istituzionale.

La crisi arriva in un momento particolarmente delicato per il governo socialista, alle prese anche con le tensioni parlamentari e con le conseguenze di diverse vicende giudiziarie che hanno coinvolto esponenti dell'area socialista. A giugno il Congresso aveva inoltre approvato una mozione che chiedeva a Sánchez di valutare una questione di fiducia, senza però imporre direttamente le sue dimissioni.

Ora la parola passa agli elettori: il 29 novembre gli spagnoli saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Parlamento e determinare la composizione del prossimo governo.