L’allarme arriva dal Centro Studi Agricoli (CSA), associazione agricola sarda nata per la tutela di agricoltori e allevatori. A lanciarlo è il presidente del Centro Studi Agricoli, Tore Piana, che "numeri ufficiali alla mano" parla di una crisi strutturale senza precedenti per il comparto ovi-caprino dell’Isola.

Il CSA ha incrociato i dati presenti nella Banca Dati Nazionale (BDN), tracciando un quadro che Piana definisce “drammatico e ormai non più rinviabile”: in appena tre anni, tra il 2023 e il 2025, in Sardegna sono scomparsi 194.935 capi ovini e hanno chiuso 703 aziende.

“Non è allarmismo, è matematica applicata ai dati ufficiali”, sottolinea Tore Piana. “Non stiamo parlando di singole aziende in difficoltà, ma di una perdita strutturale devastante per reddito, occupazione e territorio”.

I numeri della crisi

Secondo l’analisi del Centro Studi Agricoli, il trend negativo è costante e certificato dai numeri ufficiali:

• 2023: 15.432 aziende attive | 2.869.266 capi

• 2024: 14.980 aziende attive | 2.782.050 capi

• 2025: 14.729 aziende attive | 2.674.331 capi

In tre anni la Sardegna ha perso quasi 200mila ovini, con una riduzione particolarmente grave delle femmine produttive: circa 185mila capi, ciascuno con una media di 160 litri di latte all’anno.

Già nel 2026, evidenzia il CSA, la produzione di latte sarà inferiore di quasi 30 milioni di litri rispetto al 2023.

Le proiezioni al 2040: comparto dimezzato

Ma è lo scenario a medio-lungo termine a preoccupare maggiormente il Centro Studi Agricoli. Se il trend statistico non verrà invertito, le proiezioni parlano chiaro:

• nel 2040/2041 in Sardegna resteranno poco più di 1,58 milioni di ovini;

• si perderanno complessivamente 1.094.000 capi, quasi uno su due;

• mancheranno 175 milioni di litri di latte rispetto agli attuali 330 milioni.

“Se non interveniamo ora, tra quindici anni parleremo del comparto ovino sardo solo al passato”, avverte Tore Piana.

Le richieste del CSA: “Servono misure straordinarie e immediate”

Di fronte a questi numeri, il Centro Studi Agricoli chiede un Piano Straordinario articolato su più livelli.

1.⁠ ⁠Blocco immediato dell’emorragia produttiva

Prezzo minimo garantito non inferiore a 1,40 euro al litro, vincolato agli aiuti pubblici e monitorato da un organismo di filiera.

• Certezza dei pagamenti PAC e CSR, con anticipi automatici e tempi massimi di istruttoria di 90 giorni per Argea e Laore.

• Interventi straordinari su mangimi, energia e carburanti agricoli, anche attraverso misure legate all’insularità.

• Convocazione urgente di un tavolo regionale o nazionale sul latte ovino, sul modello di quello già attivato per il latte vaccino e il grano duro.

2.⁠ ⁠Riforma strutturale della filiera

• Rilancio operativo di OILOS, l’Organismo Interprofessionale sul latte ovino, con poteri reali e presenza obbligatoria degli allevatori.

“Oggi OILOS è letteralmente scomparso, pur avendo ricevuto un finanziamento regionale di 500mila euro: che fine hanno fatto questi fondi?”, denuncia il CSA.

• Rafforzamento del Consorzio del Pecorino Romano DOP, che secondo il CSA deve tornare a essere garante del reddito degli allevatori, rivedendo il Piano dell’offerta e delle produzioni.

• Modifica del disciplinare, affiancando alla DOP la denominazione chiara “Sardegna”, per distinguere l’origine della materia prima rispetto a Lazio e Toscana.

3.⁠ ⁠Ruolo della Regione

Secondo il Centro Studi Agricoli, la Regione Sardegna è oggi “completamente assente” dalle dinamiche della filiera ovi-caprina.

“L’Assessorato dell’Agricoltura e della Riforma Agro-pastorale deve assumere un ruolo decisionale forte”, afferma Piana, chiedendo una riorganizzazione delle cooperative lattiero-casearie e l’accorpamento delle realtà troppo frammentate.

Il monito finale di Tore Piana

“Questa non è una crisi congiunturale, ma strutturale. Nasce da scelte mancate, rinvii continui e dall’assenza di una vera governance della filiera”, dichiara il presidente del Centro Studi Agricoli.

“Senza un OILOS operativo e senza un Consorzio che difenda davvero il reddito degli allevatori, il mercato continuerà a essere governato da pochi a danno di molti”.

Piana chiude con un ultimo avvertimento, legato anche a notizie ufficiose che circolano in queste settimane: “In Sardegna stanno arrivando ogni settimana cisterne da 30mila litri di latte ovino provenienti da Sicilia e Francia, pagato sotto 1,20 euro al litro. È legittimo dal punto di vista normativo, ma moralmente inaccettabile per chi produce qui. Se non interveniamo ora, il comparto ovino sardo non ha futuro”.