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Spezzare il legame tra carenza di servizi sanitari e spopolamento dei piccoli centri: è la sfida lanciata dal gruppo Orizzonte Comune in Sardegna con la proposta di legge che prevede un “Piano regionale per la tutela e il rilancio dei servizi sanitari nei comuni marginali”.
Il testo è stato presentato in conferenza stampa dai consiglieri regionali del gruppo di maggioranza, Sandro Porcu, Salvatore Cau e Lorenzo Cozzolino, insieme all’assessore regionale di riferimento, Franco Cuccureddu. Con uno stanziamento complessivo di 60 milioni di euro per il triennio 2026-2028, l’obiettivo della legge è rendere i territori più fragili dell’isola non solo luoghi di lavoro per i professionisti della sanità, ma contesti in cui scegliere di vivere stabilmente.
Secondo i proponenti, “gli strumenti utilizzati finora, spesso basati su incentivi economici temporanei, non sono riusciti a garantire una presenza stabile di medici e pediatri nei piccoli Comuni”.
La proposta punta quindi a intervenire sulle condizioni complessive di vita, affrontando questioni come casa, servizi per le famiglie e integrazione sociale. Tra le principali misure previste ci sono “Un contributo per l’abitazione, destinato alla locazione, al mutuo o all’acquisto e ristrutturazione della prima casa per chi trasferisce la residenza nei comuni interessati; il sostegno agli ambulatori, con la possibilità per i Comuni di concedere immobili in comodato gratuito o rimborsare i canoni di locazione degli spazi professionali; voucher annuali per i servizi alla famiglia, per coprire spese legate ai servizi comunali o privati destinati ai nuclei familiari degli operatori sanitari”.
Il piano non prevede interventi generalizzati, ma è rivolto a circa 150 centri classificati come “Comuni marginali”.
Per accedere alle misure, i Comuni dovranno soddisfare criteri specifici: essere classificati come aree periferiche o ultra periferiche nell’ambito della Strategia nazionale per le aree interne (Stai), avere meno di 10mila abitanti e registrare fenomeni di spopolamento da almeno vent’anni. Sono inclusi anche i centri sede di presidi ospedalieri situati in zone particolarmente disagiate.
I beneficiari saranno medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e personale sanitario ospedaliero che operano o decidono di trasferirsi in queste aree. Gli incentivi saranno progressivi, “aumentando con la durata della permanenza e con il grado di radicamento nel territorio, premiando ad esempio chi acquista casa rispetto a chi mantiene un domicilio temporaneo”.










