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Scossone politico a pochi giorni dall’esito del referendum sulla giustizia. Il risultato della consultazione apre una fase di forte tensione all’interno del Governo, con le prime dimissioni e un duro confronto ai vertici dell’esecutivo.
A lasciare l’incarico sono il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e la capo di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi, entrambi su esplicita richiesta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Ma la linea indicata da Palazzo Chigi non si ferma qui.
In una nota ufficiale, la premier ha espresso apprezzamento per la scelta dei due esponenti di rimettere gli incarichi: “Il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, esprime apprezzamento per la scelta del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e del Capo di Gabinetto Giusi Bartolozzi di rimettere gli incarichi finora ricoperti e li ringrazia per il lavoro svolto con dedizione. Auspica che, sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta sia condivisa dal Ministro del Turismo Daniela Santanchè”.
Proprio su Daniela Santanchè si concentra ora il confronto più acceso. La ministra, coinvolta in un processo a Milano per presunto falso in bilancio sulla sua società Visibilia e in un’indagine per ipotesi di bancarotta, al momento non ha intenzione di fare un passo indietro. Ha continuato a lavorare nel suo ufficio e ha confermato gli impegni in agenda, aprendo di fatto un braccio di ferro con la presidente del Consiglio.
Il clima è quello di una vera e propria scossa politica che investe Palazzo Chigi all’indomani del voto. Dunque, salgono a cinque le dimissioni tra gli esponenti del Governo: da Vittorio Sgarbi ad Augusta Montaruli fino al ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, tutti – ad eccezione di Sgarbi – espressione di Fratelli d’Italia.
Sulle dimissioni di Delmastro pesano vicende legate ai suoi rapporti economici con la figlia di Mauro Caroccia, condannato come prestanome del clan Senese, con cui avrebbe avviato un’attività di ristorazione a Roma. Per Bartolozzi, invece, determinanti sarebbero state alcune dichiarazioni rilasciate durante la campagna referendaria e la gestione di alcune vicende al Ministero, tra cui il caso del rimpatrio del generale libico Almasri.
Nonostante il clima, da fonti vicine alla premier viene esclusa una crisi di governo. Nel frattempo, le opposizioni si muovono: Pd e Italia Viva annunciano una mozione di sfiducia nei confronti della ministra Santanchè, mentre sul fronte politico si riapre il dibattito sulle primarie, con i nomi di Giuseppe Conte ed Elly Schlein e la disponibilità del centrista Ruffini. La sindaca di Genova Silvia Salis, però, prende le distanze: “Le primarie sono un errore”.










