PHOTO
Mandatory Credit: Photo by Evan Vucci/AP/Shutterstock (10434333bm) Donald Trump, Sauli Niinisto. President Donald Trump speaks during a meeting with Finnish President Sauli Niinisto in the Oval Office of the White House, in Washington Trump, Washington, USA - 02 Oct 2019
Nuovo scontro tra Stati Uniti e Iran sullo Stretto di Hormuz. Alla scadenza del memorandum tra Washington e Teheran, il braccio di ferro torna ad alzare la tensione in una delle aree più strategiche del mondo. Donald Trump ha pubblicato una mappa nella quale lo Stretto viene indicato come "nuovo territorio americano", provocando l'immediata reazione iraniana.
Per Teheran si tratta di "un'illusione" che dovrà essere corretta. Le autorità iraniane ribadiscono inoltre che Hormuz resterà chiuso "fino a quando Washington non rispetterà i termini dell'accordo". Una posizione che rischia di alimentare ulteriormente l'escalation tra i due Paesi e di aggravare le incognite sulla sicurezza delle rotte marittime e sugli approvvigionamenti energetici internazionali.
Lo scontro con l'Iran arriva in un momento delicato per il presidente americano. Secondo i dati citati nelle ultime ore, il 64% degli americani giudica negativamente la gestione della crisi iraniana da parte dell'amministrazione Trump.
Il presidente, alle prese con livelli di consenso particolarmente bassi, sceglie intanto una nuova linea dura anche nei confronti della Corte penale internazionale. Washington ha annunciato sanzioni contro la presidente della Cpi, la giapponese Tomoko Akane.
La decisione americana ha provocato la dura reazione della Corte, secondo cui le misure «minano lo stato di diritto». È l'ennesimo capitolo dello scontro tra l'amministrazione statunitense e l'istituzione giudiziaria internazionale, già finita nel mirino di Washington per le sue iniziative nei confronti di esponenti israeliani e americani.
Nel frattempo, gli Stati Uniti prendono le distanze anche dalle recenti operazioni militari israeliane in Siria, definendo i raid "non necessari", in una presa di posizione che evidenzia le tensioni esistenti anche tra alleati sulla gestione della crisi mediorientale. La situazione nella regione rimane estremamente fragile, con diversi fronti aperti e il rischio di un ulteriore allargamento del conflitto.









