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Si chiudono senza un accordo i colloqui tra Stati Uniti e Iran tenuti a Islamabad. Dopo oltre 21 ore di negoziati, il vicepresidente americano JD Vance ha annunciato una “fumata nera”, pur sottolineando come il confronto abbia avuto momenti di sostanza.
«Abbiamo avuto discussioni significative, ed è un fatto positivo», ha dichiarato all’alba di oggi, domenica 12 aprile. «La notizia negativa è che non siamo riusciti a raggiungere un’intesa. E questo, a mio avviso, pesa più sull’Iran che sugli Stati Uniti».
Accanto a lui, durante il punto stampa, anche l’inviato speciale Steve Witkoff e Jared Kushner, figura già centrale nelle dinamiche diplomatiche dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
Linee rosse e “offerta finale”
Washington rivendica di aver negoziato in buona fede, mantenendo però ferme alcune condizioni ritenute non negoziabili. «Abbiamo chiarito le nostre linee rosse: su cosa siamo disposti a cedere e su cosa no», ha spiegato Vance, parlando di una “proposta finale e migliore” ora sul tavolo di Teheran. «Vedremo se gli iraniani la accetteranno», ha aggiunto, lasciando aperto uno spiraglio, finora però senza riscontri positivi.
Il nodo nucleare
Il punto più critico resta il programma nucleare iraniano. Secondo Vance, Teheran non avrebbe mostrato alcuna reale disponibilità a rinunciarvi o a limitarlo in modo credibile: «Dobbiamo vedere un impegno concreto: non devono sviluppare un’arma nucleare né dotarsi degli strumenti per farlo rapidamente».
Un riferimento diretto alle scorte di uranio arricchito, che secondo le stime ammonterebbero a circa 440 chili al 60%, una base potenzialmente sufficiente per accelerare la produzione di materiale fissile a uso militare. «La domanda è se esista un impegno duraturo, non solo per oggi o tra due anni. Finora non lo abbiamo visto», ha ribadito il vicepresidente.
Contatti costanti con Washington
Durante le lunghe ore di trattativa, la delegazione americana è rimasta in contatto continuo con i vertici dell’amministrazione. Vance ha parlato più volte con Trump, oltre che con il segretario di Stato Marco Rubio, il capo del Pentagono Pete Hegseth, il segretario al Tesoro Scott Bessent e l’ammiraglio Brad Cooper. «Abbiamo agito in piena trasparenza e in coordinamento costante», ha sottolineato.
La replica di Teheran
Dal fronte iraniano, la versione è opposta. La tv di Stato attribuisce lo stallo alle «richieste eccessive» avanzate dagli Stati Uniti. «Nonostante approcci creativi da parte della delegazione iraniana, gli americani si sono spinti troppo oltre», si legge nella posizione ufficiale, che denuncia «pretese irragionevoli» come ostacolo al progresso dei colloqui.
Tensione sullo Stretto di Hormuz
Resta alta, intanto, la tensione nello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per circa il 20% del commercio mondiale di petrolio e da settimane di fatto paralizzato.
Gli Stati Uniti hanno annunciato il passaggio di due cacciatorpediniere, la USS Frank E. Petersen e la USS Michael Murphy, con l’obiettivo di avviare operazioni preliminari di sminamento. Nei prossimi giorni è previsto l’arrivo di ulteriori assetti, inclusi droni sottomarini.
Immediata la risposta dei Pasdaran, che rivendicano il controllo dell’area: «Qualsiasi tentativo di attraversamento da parte di navi militari sarà oggetto di una risposta severa. La Guardia della Rivoluzione ha piena autorità per gestire lo Stretto».
Uno scenario che, al di là dello stallo diplomatico, mantiene elevato il rischio di escalation in una delle aree più sensibili del pianeta.











