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A Ceuta, enclave spagnola in territorio marocchino, circa 60mila migranti hanno raggiunto la frontiera in appena 24 ore. Molti sono arrivati via mare e, durante le traversate, almeno 43 persone hanno perso la vita.
La Spagna ha proceduto al rimpatrio di oltre 48mila migranti. Il premier Pedro Sánchez, intervenendo da Ceuta, ha puntato il dito contro “mafie e trafficanti”, definendo quanto accaduto “un attacco alla sovranità territoriale della Spagna”.
“La situazione che stiamo vivendo è una sfida alla nostra integrità territoriale”, ha dichiarato Sánchez, accusando le organizzazioni criminali di sfruttare la disperazione dei migranti.
Di fronte all'emergenza, l’Italia ha deciso di rafforzare i controlli alle frontiere con la Spagna, disponendo la chiusura dei confini marittimi e aerei e un potenziamento della sorveglianza nelle zone vicine alla Francia.
La scelta italiana è stata accolta positivamente da Finlandia e Danimarca, mentre Londra ha offerto il proprio aiuto a Madrid nella gestione dell’emergenza.
Dura la posizione degli Stati Uniti. Il Dipartimento di Stato americano ha attaccato la politica di Sánchez, sostenendo che “ha incoraggiato l’immigrazione illegale”.
Anche da Bruxelles arriva la condanna per le immagini provenienti da Ceuta. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito la situazione “inaccettabile”, mentre dall’Unione europea assicurano che “tutti i controlli Schengen sono operativi”.
La crisi dell’enclave spagnola riapre il confronto europeo sulla gestione dei flussi migratori e sulla protezione delle frontiere esterne dell’Unione.









