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“La vertenza Eurallumina rischia seriamente di arrivare a un punto di non ritorno”. È il duro allarme lanciato da Filctem-Cgil, Femca-Cisl e Uiltec-Uil del Sulcis Iglesiente, che denunciano una situazione ormai vicina al collasso per lo stabilimento di Portovesme.
Secondo le organizzazioni sindacali, la crisi finanziaria dell’azienda starebbe mettendo a rischio non solo il pagamento degli stipendi, ma anche la sicurezza degli impianti e la prosecuzione delle attività ambientali indispensabili per il territorio. “I fondi sono esauriti, gli stipendi a rischio, gli impianti in pericolo”, sottolineano le sigle in una nota diffusa dopo l’ultimo incontro convocato nella sede aziendale da Confindustria Sardegna Meridionale.
“Dopo l'ultimo incontro nella sede aziendale di Portovesme, convocato da Confindustria Sardegna Meridionale per un aggiornamento sulla situazione della società - è detto in una nota delle sigle sindacali - il quadro emerso è di una gravità che non consente più silenzi istituzionali né ulteriori rinvii”.
I sindacati ricordano come Eurallumina, gestita dall’Agenzia del Demanio dopo il congelamento degli asset del socio russo Rusal disposto dall’Unione Europea nel maggio 2023, disponga attualmente di liquidità sufficiente soltanto per coprire gli stipendi di maggio, il cui pagamento è previsto per il 27 del mese.
“Non risultano invece disponibili risorse per far fronte agli ulteriori impegni di pagamento, con conseguente rischio a cascata su contributi previdenziali, fornitori, appalti e utenze, nonché sulla prosecuzione delle attività ambientali e di sicurezza degli impianti, prima tra tutte l'emungimento delle acque di falda mediante barriera idraulica e il relativo trattamento delle stesse, attività del tutto inderogabili che non possono subire alcuna interruzione senza generare danni irreversibili per il sito e per il territorio circostante”.
Le sigle spiegano inoltre che le risorse utilizzate nei primi mesi del 2026 sono ormai terminate. “Il periodo gennaio-febbraio 2026 è stato sostenuto con le risorse proprie della società, quello successivo, marzo-aprile, è stato finanziato attingendo ai residui dei fondi ministeriali relativi all'annualità 2025, ora completamente esauriti”.
Da qui la richiesta di un intervento immediato del Governo. “Ad oggi - proseguono i sindacati - non risulta stanziata alcuna posta di bilancio specifica nella Legge Finanziaria 2026 a copertura dei costi di gestione derivanti dal congelamento, nonostante le rassicurazioni ricevute nei mesi scorsi e gli impegni manifestati dallo stesso Ministro presso il Mimit che annunciava lo stanziamento di 9,6 milioni di euro destinati alla gestione operativa dello stabilimento”.
Secondo i rappresentanti dei lavoratori, la misura avrebbe dovuto rappresentare una soluzione temporanea in attesa delle decisioni del Comitato di Sicurezza Finanziaria. “Questa procedura rappresenta la soluzione ponte in attesa degli sviluppi delle interlocuzioni in seno al Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), finalizzata alla risoluzione definitiva per revocare il regime sanzionatorio tuttora vigente”.
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