La Procura di Tempio Pausania ha concluso le indagini sull'omicidio di Cinzia Pinna, la 33enne di Castelsardo uccisa nella notte tra l'11 e il 12 settembre 2025 all'interno di una tenuta tra Palau e Arzachena. I magistrati hanno chiesto il rinvio a giudizio di Emanuele Ragnedda, 42 anni, imprenditore del settore vinicolo, reo confesso e detenuto nel carcere di Bancali.

La richiesta, formulata dalla pubblico ministero Noemi Mancini e dal procuratore facente funzioni Alessandro Bosco, contesta all'imputato il reato di omicidio volontario aggravato dai futili e abbietti motivi e dalla crudeltà.

Secondo la ricostruzione della Procura, quella notte Ragnedda avrebbe agito con l'intenzione di uccidere la donna, che conosceva già e che, al momento dei fatti, si trovava in una condizione psicofisica tale da non rappresentare una minaccia. Una ricostruzione che contrasta con la linea difensiva sostenuta negli ultimi mesi dall'imprenditore e dai suoi legali, Luca Montella e Gabriele Satta, secondo i quali l'uomo avrebbe reagito a un'aggressione subita da parte della vittima, che lo avrebbe minacciato con un coltello.

Nel corso dell'inchiesta, la versione fornita da Ragnedda ha subito alcune modifiche. Dopo aver inizialmente escluso di aver agito per legittima difesa, il 42enne ha successivamente dichiarato che Cinzia Pinna gli avrebbe provocato alcune ferite ai lati della bocca, circostanza che avrebbe innescato la sua reazione.

Per chiarire la dinamica dei fatti sarà determinante anche la consulenza tecnica affidata al medico legale Ernesto D'Aloja e al criminalista Dario Radaelli, che nelle scorse settimane hanno effettuato un sopralluogo nel casolare della tenuta di Concaentosa, teatro del delitto.

L'iter giudiziario dovrà ora rispettare i tempi previsti dalla custodia cautelare. La fase preliminare dovrà infatti concludersi entro la fine dell'estate per evitare la scadenza dei termini di detenzione preventiva, eventualità che potrebbe consentire a Ragnedda di lasciare il carcere di Bancali in attesa del processo.

Nel procedimento, i familiari di Cinzia Pinna si sono costituiti parte civile e sono assistiti dagli avvocati Antonella Cuccureddu e Nino Cuccureddu.