Dal palco della Leopolda di Firenze, Massimo Zedda, sindaco di Cagliari, interviene sulla situazione economica e sociale del Paese e indica nel sostegno alla classe media una delle priorità per il centrosinistra. "Per l'anno prossimo, a meno non volere avere Meloni con Vannacci, che è un problema di non poco conto in un'Europa e in un mondo come questi", sostiene, "come centrosinistra dobbiamo aiutare le persone, perché la classe media non regge più. Ogni azione di recupero risorse, di taglio degli sprechi e delle spese superflue recupero evasione ed elusione fiscale deve andare negli stipendi del ceto medio che è devastato".

Nel suo intervento, Zedda ha quindi richiamato l'attenzione sulle condizioni economiche di alcune categorie del settore pubblico. L'ex governatore ha definito "il peggior contratto del pubblico impiego" quello degli enti locali, "coloro che erogano nei Comuni i servizi essenziali", indicando poi "quello della pubblica istruzione, coloro che dovrebbero formare le future classi dirigenti" e, come terzo ambito, "quello di operatori sociosanitari, infermieri e medici, nonostante gli stipendi siano più alti. Ma pensate le responsabilità. salvare le vite e assistere le persone".

"Un Paese che paga così queste persone - ha sottolineato Zedda - è destinato al fallimento". Il sindaco di Cagliari ha poi portato sul palco della Leopolda la propria esperienza alla guida del capoluogo sardo, soffermandosi sulle condizioni finanziarie dell'amministrazione comunale e non mancando di lanciare una frecciata al predecessore Paolo Truzzu: "L'ho lasciato che era un gioiellino nel 2019 e ritrovato alquanto scassato da un sindaco di Fratelli d'Italia", ha affermato, aggiungendo che "non è vero che siamo tutti uguali".

Rispetto al 2011, quando aveva ereditato il Comune da Emilio Floris (FI), Zedda sostiene di "avere trovato questa volta una situazione oggettivamente difficile e di avere faticato di più, anche perché c'è un impoverimento complessivo". Il quadro attuale, però, viene descritto in termini differenti: "Abbiamo un Comune sano, con indebitamento zero».