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Prevenire prima che sia troppo tardi. È stato questo il filo conduttore del convegno dedicato alla prevenzione degli incendi in Sardegna e alla memoria della tragedia di Curraggia, ospitato nell'Aula Magna Barbieri del Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari. Un appuntamento nel quale il tema degli incendi boschivi è stato affrontato da prospettive diverse: dalle cause storiche e sociali all'evoluzione del rischio legata ai cambiamenti climatici, dalla gestione del territorio alla sicurezza dei litorali, fino alle misure per proteggere la popolazione.
A fare da sfondo all'incontro, il ricordo di quel 28 luglio 1983 in cui sulla collina di Curraggia, a Tempio Pausania, persero la vita nove persone impegnate nel tentativo di contrastare le fiamme, mentre altre 15 rimasero ferite. Una tragedia che ha segnato profondamente la comunità tempiese e che, a distanza di oltre quarant'anni, continua a interrogare istituzioni, tecnici e cittadini sul significato della prevenzione.
L'iniziativa è stata aperta dalla presidente del Rotary Club Sassari Nord (Distretto 2080), dott.ssa Anna Carta, che ha sottolineato l'attenzione dell'associazione sul tema della prevenzione degli incendi, dedicando inoltre un ricordo a Salvatore Scriva, ispettore forestale, Cavaliere della Repubblica e figura centrale nella conservazione della memoria di Curraggia. Scriva, scomparso dopo avere dedicato anni alla valorizzazione della memoria della tragedia, si era impegnato affinché il 28 luglio diventasse un momento di sensibilizzazione non soltanto per Tempio, ma per l'intera Sardegna. Attraverso il Corpo Forestale, l'associazione dei forestali e la collaborazione con il Comune di Tempio Pausania aveva promosso convegni, iniziative teatrali e attività di educazione ambientale, trasformando il ricordo di una tragedia locale in un'occasione permanente di riflessione sul rischio incendi.
Il messaggio di Tempio: dalla ferita alla responsabilità
A portare i saluti dell'amministrazione comunale di Sassari è stato Fabio Pinna, in rappresentanza del sindaco Giuseppe Mascia. Nel suo intervento ha rivolto un pensiero alla famiglia di Scriva e ricordato le iniziative messe in campo sul fronte della prevenzione: dalla campagna rivolta agli abitanti delle zone maggiormente esposte, in particolare campagne e aree periferiche, al monitoraggio del territorio, fino alle attività formative rivolte agli studenti, soprattutto delle scuole elementari, anche attraverso le risorse del Servizio civile.
Prima di entrare nel dettaglio delle tematiche, ha aperto la serata l'intervento della sindaca di Tempio Pausania, Gianna Masu, che ha riportato il discorso direttamente alla ferita lasciata da Curraggia nella comunità: "Vorrei ricordare quel 28 luglio, non solo per la memoria di caduti e sopravvissuti. Possiamo ricordare la memoria dei caduti solo se teniamo a mente quegli insegnamenti. Dobbiamo ricordare ai nostri giovani, che non hanno vissuto quei momenti tragici, che abbiamo la responsabilità della memoria, ma anche della luce. Un’amministrazione deve seminare, ma non può farlo da sola, ed è così che nascono i partenariati strategici. Dobbiamo lasciare un testimone, che possa lasciare un frutto, in modo tale che quei sacrifici che ricordiamo non siano vani".
Il convegno, dopo il benvenuto del Rotary Club e i ringraziamenti ai relatori Giovanni Fresu, Giovanni Tesei, Marco Meloni, Pierino Daveri, Salvatore Naitana e Licia Azara, oltre che al moderatore Franco Nuvoli, ha quindi sviluppato il tema della prevenzione attraverso una serie di interventi tecnici e testimonianze.
Nuvoli: "La prevenzione è fondamentale per la nostra stessa esistenza"
A introdurre i lavori è stato il dottor Franco Nuvoli, economista agrario e già docente dell'Univeristà di Sassari, che ha collocato l'incontro in una riflessione ormai consolidata sul rapporto tra Sardegna e incendi, chiarendo però come l'obiettivo della giornata non fosse un semplice bilancio della stagione antincendi.
“Una riflessione sugli incendi in Sardegna costituisce la consuetudine annuale, che si ripete ormai da tempo, e che richiama non solo il racconto dell’evento in se, ma cause, rischi, valutazioni e analisi. Oggi siamo in fase di chiusura della campagna antincendi, quindi dovremmo dire che è tempo di bilanci. Ma l’incontro odierno non ha questo obiettivo, vogliamo piuttosto sviluppare il tema della prevenzione. L’iniziativa rivolge l’attenzione alla natura, al suo rispetto, e al nostro territorio. Intendiamo dare un’impronta di tipo culturale e intrattenerci per arricchirci di nuove impronte”, spiega.
“I dati attuali ci dicono che la coltura forestale mondiale continua a regredire di 10 milioni di ettari all’anno, un terzo del territorio del nostro Paese. Dobbiamo quindi difendere la nostra superficie. Voglio ricordare che un’attivista indiana, Vandana Shiva, è figlia di un forestale: all’età di 21 anni ha iniziato la sua attività con un’importante iniziativa in un villaggio dell'India, che riguardava 300 piante di frassino che qualcuno voleva abbattere. La sua azione è continuata con lo stesso impegno, ed è di insegnamento a chiunque voglia ripercorrere quella strada. La prevenzione è fondamentale per la nostra stessa esistenza”, ha chiosato prima di lasciare la parola ai presenti.
Le radici del fuoco: dalla cultura agropastorale alle dinamiche criminali
Il primo approfondimento è stato affidato a Pierino Daveri, presidente dell'Associazione Nazionale Forestali - Sezione Sardegna, con una relazione sulle cause degli incendi in Sardegna.
Daveri ha affrontato il fenomeno anche attraverso una lettura storica e antropologica, partendo dal rapporto antico tra la società sarda e il fuoco. Un elemento non riconducibile esclusivamente alla distruzione, ma presente nella cultura dell'isola: dalla pastorizia al folklore, dai falò di San Giovanni e Sant'Antonio ai carnevali barbaricini.
Una dimensione che, nel corso della storia, ha assunto anche connotazioni più oscure. Il fuoco è stato infatti strumento della vendetta e del conflitto, fino a entrare nel linguaggio stesso della società isolana. Da qui il riferimento al codice barbaricino e all'espressione "ponner fogu", divenuta metaforica proprio perché profondamente radicata nell'immaginario collettivo.
Anche la risposta delle istituzioni ha radici antiche, dalla "Carta de Logu" ideata da Elenora D'Arborea fino alla legislazione contemporanea, con norme che prevedevano pene particolarmente severe per chi utilizzava il fuoco come strumento di vendetta.
Con la modernità, secondo Daveri, il fenomeno si è trasformato: il fuoco utilizzato nelle faide private ha progressivamente perso il proprio ruolo originario, lasciando spazio ad altre motivazioni. Comprendere questa evoluzione è fondamentale per comprendere anche il fenomeno contemporaneo.
Daveri ha quindi illustrato il lavoro di analisi delle cause degli incendi effettuato dal Corpo Forestale tra il 1994 e il 2025 e trasmesso quest'anno al Consiglio regionale. Un'attività nata da una precisa richiesta legislativa: individuare annualmente le cause più frequenti e fornire indicazioni sulle possibili misure politiche da adottare. Nel complesso sono stati investigati oltre 14 mila incendi. Nell'ultimo quinquennio, ha spiegato Daveri, emerge una diminuzione delle cause dolose, risultate 619, e una crescita di quelle legate alla negligenza, pari a 299.
Tra le motivazioni individuate figurano l'apertura, il rinnovo e il miglioramento dei pascoli attraverso il fuoco, considerato una sorta di "profitto a costo zero", gli incendi inseriti in contesti di faide locali, quelli un tempo legati alla volontà di garantire continuità occupazionale nei cantieri forestali, gli atti finalizzati a creare allarme nella struttura antincendio e i casi riconducibili alla piromania.
Il punto conclusivo della relazione è stato netto: individuare la causa significa poter costruire una risposta adeguata.


Cambiamenti climatici, territorio e combustibile
Di prevenzione in relazione alle nuove condizioni ambientali ha parlato Giovanni Tesei, direttore del Servizio territoriale dell'Ispettorato Ripartimentale del CFVA di Sassari, in collaborazione con il collega Michele Chessa, direttore del CFVA di Oristano, che ha curato la preparazione dell'intervento dal titolo “Gli incendi boschivi nell’era dei cambiamenti climatici. Nuove sfide per la prevenzione e la lotta attiva”.
Temperature più elevate, periodi di siccità più lunghi, la presenza dell'anticiclone delle Azzorre durante l'estate e quella sempre più rilevante degli anticicloni africani sul Mediterraneo si intrecciano con l'abbandono delle aree rurali e con una minore gestione del territorio. Il risultato è una maggiore quantità di biomassa disponibile e una crescente esposizione di persone e infrastrutture.
Il ragionamento è stato ricondotto al rapporto tra clima, combustibile e territorio. Il clima non può essere direttamente gestito, mentre sul combustibile si può intervenire. È il principio del cosiddetto "triangolo del fuoco", composto da ossigeno, calore e combustibile: vento, temperatura dell'aria e vegetazione concorrono allo sviluppo dell'incendio. Per questo, ha spiegato Tesei, la prevenzione deve intervenire soprattutto laddove l'eccesso di combustibile favorisce la propagazione delle fiamme.
Quando il fuoco supera la capacità di estinzione, infatti, anche la qualità dell'organizzazione antincendio incontra dei limiti. L'esempio richiamato è quello dell'incendio del Montiferru-Planargia del 2021, sviluppatosi in larga parte durante le ore notturne, quando i mezzi aerei non potevano operare.
Le priorità diventano quindi la salvaguardia delle vite umane, la protezione di abitazioni, infrastrutture e stabilimenti produttivi, delle aree protette e della vegetazione. La prevenzione deve essere concentrata nei punti in cui può produrre il maggiore effetto operativo: centri abitati, aree caratterizzate da una propagazione ricorrente degli incendi, spazi necessari alla sicurezza e superfici gestite capaci di interrompere la continuità del combustibile, come il mosaico agropastorale.
Il concetto ribadito è quello della gestione del combustibile, non dell'eliminazione della vegetazione. Tesei ha illustrato anche alcuni progetti internazionali nei quali il Corpo Forestale è impegnato insieme ad altri partner europei e le diverse forme di prevenzione strutturale. A chiudere l'intervento, la simulazione dell'incendio di Bono-Bottidda, tra i più importanti registrati quest'estate nel Sassarese, con l'analisi delle condizioni che ne hanno favorito lo sviluppo.
La successiva proiezione di un paesaggio Fire Wise, realizzato con l'intelligenza artificiale, ha introdotto le considerazioni finali: separare con chiarezza la prevenzione dalla lotta attiva, condividere le strategie già nella fase preventiva e prevedere gli aspetti legati alla sicurezza antincendio già nel momento del rilascio dei permessi di costruire.
Litorali affollati, quando "la bellezza diventa una trappola"
Un'altra prospettiva è arrivata dall'intervento di Marco Meloni, comandante della Stazione Forestale di Muravera e dirigente FESAL-RAS, che ha presentato “Tra sabbia e fiamme”, dedicato alla prevenzione degli incendi nei litorali affollati durante la stagione balneare. Qui il problema nasce dal rapporto tra elevatissima qualità ambientale ed elevatissima esposizione al rischio. Migliaia di persone possono trovarsi concentrate in aree caratterizzate da pochi punti di accesso, mentre la macchia mediterranea costituisce un combustibile particolarmente favorevole alla propagazione del fuoco.
Cisto, lentisco e ginepro, ricchi di resine e oli volatili, possono costituire un ponte naturale tra costa e interno, riducendo le interruzioni nella continuità della vegetazione. Meloni ha portato come primo caso studio Cala Ginepro, caratterizzata da un unico tracciato e da spazi di manovra molto limitati. Da qui l'effetto "imbuto": le vie di accesso possono trasformarsi in vicoli ciechi, mentre mezzi di soccorso in ingresso e bagnanti in fuga rischiano di trovarsi contemporaneamente sulla stessa direttrice.
Il secondo caso studio è stato quello dell'incendio di Punta Molentis, a Villasimius, del 27 luglio 2025, un rogo violento e devastante che, secondo quanto illustrato durante il convegno, avrebbe avuto una probabile matrice dolosa. Il bilancio richiamato da Meloni è quello di circa 100 ettari di macchia mediterranea percorsi dal fuoco, 44 automobili distrutte e oltre 200 bagnanti evacuati, con tre inneschi individuati.
In situazioni simili, ha sottolineato, la priorità deve essere la sicurezza delle persone, senza concentrarsi sul tentativo di mettere in salvo automobili o altri beni quando la situazione è già compromessa. Da qui la proposta di portare l'atto incendiario a un livello di attenzione analogo a quello riservato agli eventi capaci di provocare una strage, e soprattutto di intervenire prima dell'estate.
La proposta concreta riguarda i Piani di utilizzo dei litorali, attraverso linee guida vincolanti che i Comuni siano chiamati a recepire e che la Regione possa verificare prima dell'approvazione dei PUL. La strategia indicata dal CFVA si fonda su pianificazione, tecnologia e uomini: Piano regionale antincendio, vedette, droni, pattuglie, fasce tagliafuoco e studio degli accessi.
La conclusione di Meloni è stata affidata a un'immagine: lo spazio lasciato libero può salvare una vita. La sicurezza, ha spiegato, deve essere considerata come un ecosistema nel quale istituzioni, territori e cittadini sono chiamati a collaborare.
Evacuare o confinare? La protezione della popolazione
Sul fronte della protezione civile e della sicurezza delle persone è intervenuto Giovanni Fresu, comandante provinciale dei Vigili del Fuoco di Sassari e responsabile dell'Area emergenza AIB, con la relazione “Misure di protezione per la popolazione”.
Fresu ha ricostruito l'evoluzione dell'ambiente rurale dagli anni Ottanta, caratterizzata dal cambiamento nella destinazione d'uso dei terreni, dall'aumento degli incendi legati all'attività umana, dall'espansione delle urbanizzazioni e dalla costruzione di strutture sempre più esposte.
Tra le condizioni di maggiore rischio sono state indicate l'intensità estrema del fronte di fuoco, la presenza di vento verso strutture e infrastrutture, la vegetazione altamente infiammabile vicina alle abitazioni, l'utilizzo di materiali combustibili, la collocazione degli edifici in valli strette o morfologie a camino, la presenza di vie di fuga minacciate e l'assenza di percorsi alternativi.
Un quadro che porta a quello che Fresu ha definito "l'eterno dilemma": evacuare o confinare? La scelta deve essere valutata sulla base delle condizioni concrete. Occorre chiedersi se esistano tempi e distanze sufficienti, se la viabilità sia praticabile, quale sia la situazione del traffico, quante persone debbano essere evacuate e quali siano le condizioni di visibilità.
In sostanza, evacuare quando il percorso è sicuro e consente di raggiungere rapidamente un luogo protetto; confinare quando la struttura è difendibile, le persone possono resistere e il rischio di esposizione rimane gestibile.
In collaborazione con l'Anci è stato inoltre elaborato un vademecum di autovalutazione, destinato a fornire indicazioni ai cittadini su come proteggere la propria abitazione dagli incendi di vegetazione e come valutare il livello di sicurezza della casa. Tra gli elementi di maggiore pericolo figurano porticati in legno, sporgenze del tetto, grondaie con fogliame, ampie vetrate, finestre aperte, terrazzi, finestre delle cantine, cataste di legna addossate alle pareti, contenitori dei rifiuti, abbaini aperti e bombole di GPL.
La protezione dell'abitazione passa anche dalla creazione di "cerchi concentrici" attorno alla casa, con una vegetazione progressivamente più rada man mano che ci si avvicina all'edificio. Fresu ha quindi riportato l'attenzione sulle conseguenze di Punta Molentis e sulle attività avviate dalle amministrazioni per evitare che situazioni analoghe possano ripetersi. Un censimento ha preso in esame 720 parcheggi, rilevando che il 48% non disponeva, così come nel caso di Punta Molentis, della seconda via di accesso o di esodo prevista dalle prescrizioni.
“Abbiamo tante altre Punta Molentis. Bisogna analizzare il rischio, come ampliare i parcheggi? Proporremmo delle soluzioni tecniche. Alcuni si sono già mossi: Sassari per prima con Porto Ferro, con i parcheggi distanti. Anche Alghero con parcheggi nella zona della stalla e con la regolazione della Torre del Porticciolo, così come Stintino e Tempio. Ci stiamo lavorando, e questa occasione è un ulteriore tassello che ci permette di creare un luogo autoprotetto”.


“Cenere”, la memoria di Curraggia raccontata da chi c'era
Un toccante momento conclusivo del convegno ha riportato tutti a Curraggia, attraverso la proiezione di “Cenere”, docu-serie dedicata alla tragedia del 28 luglio 1983 e costruita attraverso le testimonianze di sopravvissuti e persone che, direttamente o indirettamente, hanno vissuto quella giornata. Quel pomeriggio il gigantesco incendio che interessava il territorio di Tempio Pausania arrivò sulla collina di Curraggia. Nel tentativo di fermare le fiamme morirono Diego Falchi, Tonuccio Fara, Mario Ghisu, Luigi Maisto, Silvestro Manconi, Tonino Manconi, Claudio Migali, Salvatore Pala e Sebastiano Visicale. Altre 15 persone rimasero ferite. I nove caduti sono stati insigniti della medaglia d'oro al valor civile.
A presentare il progetto è stata la dott.ssa Licia Azara, che ha raccontato la genesi del documentario e il rapporto costruito con i testimoni. “Sono onorata di essere qui - ha detto -. Questo documentario nasce nell’estate 2025 da una domanda: ’Come posso far conoscere alle persone di Tempio una vicenda che mi sta così a cuore, ma che tanti, soprattutto giovani, stanno dimenticando?’. Per me era importante raccontare, trasferire questa storia. Ma come si raccontano le conseguenze di un incendio come quello?", si domanda. "Ho pensato che il modo più efficace fosse farla raccontare da chi l’ha vissuta davvero: sono entrata in punta di piedi nelle loro case, e tutti loro mi hanno accolta. Due aspetti mi hanno toccato particolarmente: l’incendio non è qualcosa che finisce, per le persone che lo hanno vissuto questa giornata non finirà mai. Per queste persone la vicenda non finisce mai, è ‘per sempre’. Poi c’è un altro fattore: il dolore e la sofferenza dell’incendio non è individuale, ma collettivo, perché ha conseguenze anche su familiari, amici, comunità. L’incendio è quindi un evento collettivo”.
Azara ha quindi ricordato anche Salvatore Scriva, al quale ha attribuito un ruolo importante nella forma assunta dal progetto: “Lo ricordo con un aneddoto: questo lavoro ha assunto questa forma proprio grazie a lui. Mi propose di portare questo documentario nella sala comunale il 28 luglio 2025. Grazie a questa proposta il progetto ha assunto questa forma. Non è stato testimone diretto di quella giornata, ma per quel 28 luglio ha fatto tanti piccoli miracoli. Tutte le tappe del suo impegno: dalle medaglie al valor civile alla medaglia d’argento per la Città di Tempio. Senza di lui quella giornata non avrebbe avuto una cassa di risonanza così forte. Sono contenta della presenza dei familiari, così che possiate vedere cosa siamo riusciti a fare insieme”.
Dal ricordo di Curraggia al Montiferru
Il saluto finale è stato affidato a monsignor Pietro Meloni, che aveva vissuto da vicino quei giorni, e divenne punto di riferimento spirituale e umano per i familiari delle vittime e per i sopravvissuti traumatizzati dalle fiamme. Nel corso degli anni, ha guidato le commemorazioni ufficiali e ha supportato attivamente le richieste per i giusti riconoscimenti istituzionali alle vittime. Ha affidato la memoria di quei giorni a scritti e omelie, tra cui la raccolta Curraggia cinque anni dopo: messaggi e testimonianze del Vescovo Mons. Pietro Meloni, definendo la tragedia "una delle pagine più dolorose della nostra storia". Ha poi espresso la propria vicinanza alla famiglia Scriva, condividendo un pensiero scritto e letto ai presenti dalla presidente del Rotary Club.
Spazio anche al ricordo di un'altra grande, recente, ferita provocata dal fuoco in Sardegna, con l'intervento del professor Salvatore Naitana sull'incendio del Montiferru nel 2021, tra i territori di Santu Lussurgiu, Cuglieri, Bonarcado e Seneghe, ma che fortunatamente non consumò vite umane. Un dramma profondamente diverso da Curraggia, ha ricordato, ma capace anch'esso di lasciare una cicatrice profonda sul territorio e le comunità locali, colpendo selvaggiamente fauna e flora e modificando in maniera drammatica lo scenario paesaggistico.
A chiudere l'incontro è stato nuovamente Franco Nuvoli, con una breve considerazione: “Oggi si è seminata l’impronta positiva di un divenire senza questi eventi”. Un messaggio che ha ricondotto il convegno al suo punto di partenza: la prevenzione come responsabilità collettiva e la memoria come strumento per costruire consapevolezza. Al termine sono stati consegnati i gagliardetti del Rotary alla sindaca di Tempio, ai relatori e alla famiglia di Salvatore Scriva.





