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Da oggi, martedì 5 maggio, la Sardegna ha una nuova disciplina organica sul sistema di Protezione civile. Il Consiglio regionale ha infatti approvato, a larga maggioranza (39 voti favorevoli e 2 astenuti), il disegno di legge 172/A presentato dalla Giunta su proposta dell’assessora dell’Ambiente Rosanna Laconi.
Il provvedimento manda in archivio la normativa del 1989, ritenuta ormai superata di fronte all’aumento di eventi meteo-climatici estremi, tra ondate di calore e alluvioni che negli ultimi anni hanno colpito l’Isola. L’obiettivo dichiarato, come evidenziato anche nella relazione di maggioranza del consigliere del Pd Gianluigi Piano, è quello di superare un modello basato sulla gestione dell’emergenza per passare a uno fondato su previsione, prevenzione e preparazione.
Il testo si allinea al Codice nazionale della Protezione civile (decreto legislativo 1 del 2018), adattandolo alle specificità del territorio e alla condizione di insularità. Tra le principali novità spicca l’introduzione del Sistema Informativo della Protezione Civile (Sipc), una piattaforma digitale pensata per la gestione dei dati, la pianificazione e il monitoraggio dei rischi.
Sul fronte operativo viene formalizzata la Colonna mobile regionale come strumento di pronto intervento, affiancata da una nuova rete radio regionale strategica per garantire le comunicazioni nelle situazioni di emergenza. Rafforzato anche il capitolo della formazione, con l’istituzione della Scuola regionale di protezione civile dedicata all’aggiornamento continuo di tecnici e operatori.
La riforma definisce con maggiore chiarezza la catena di comando: il presidente della Regione è confermato come autorità regionale di Protezione civile, mentre i sindaci restano i responsabili locali del primo soccorso. Viene inoltre riconosciuto un ruolo centrale al volontariato organizzato, considerato parte integrante del sistema attraverso l’iscrizione a un apposito elenco regionale e la stipula di convenzioni triennali.
Non sono mancate le critiche da parte della minoranza, che ha puntato il dito contro la “clausola di invarianza finanziaria”: l’attuazione della riforma senza nuovi stanziamenti dedicati, oltre ai fondi già previsti nel bilancio 2026-2028, secondo alcuni esponenti del centrodestra potrebbe limitarne l’efficacia nel lungo periodo.
Nel corso della seduta, l’Aula non ha invece approvato la norma sulle ferrovie turistiche della Sardegna e il Trenino verde, che puntava a modificare quella varata lo scorso febbraio e successivamente impugnata dal governo, per mancanza del numero legale. Dopo alcune sospensioni, il presidente Piero Comandini ha quindi chiuso i lavori rinviando la seduta a martedì 12 maggio.









