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Le nuove aree di stoccaggio temporaneo individuate a Macchiareddu da CACIP e Tecnocasic saranno operative domani mattina, mercoledì 12 agosto 2026, alle 7, un giorno dopo la data originariamente prevista. SO.MA. Ricicla inizierà a trasferire il materiale eccedente verso i nuovi spazi predisposti in tempi record dalle due aziende. Contestualmente, riprenderà ad accogliere nuovi quantitativi di imballaggi in plastica dai Comuni convenzionati in maniera progressiva e programmata.
I Comuni non conferiranno direttamente presso Tecnocasic, ma torneranno a conferire gradualmente presso SO.MA. Ricicla man mano che le eccedenze verranno spostate per liberare capacità operativa nel piazzale dell'azienda.
Non essendo ancora iniziati i trasferimenti, non è possibile fornire dati precisi sui quantitativi che verranno spostati né sul numero di Comuni che potranno riprendere i conferimenti nella prima giornata. Si potrà avere una visione più chiara dopo il primo giorno di operatività e in base al progresso effettivo del programma stabilito da SO.MA. Ricicla.
La capacità immediatamente disponibile a Macchiareddu è di circa 1.000 tonnellate, mentre è in corso l'iter autorizzativo per aggiungere ulteriori migliaia di tonnellate di capacità di stoccaggio, con l'obiettivo di renderle operative all'inizio di settembre.
L'apertura dei nuovi spazi non porterà a una normalizzazione immediata del servizio in tutta la Sardegna. Molti Comuni continuano ad avere difficoltà nella gestione dei rifiuti accumulati, nella riorganizzazione dei calendari e nei flussi di smaltimento. La ripresa sarà graduale e verrà monitorata costantemente insieme ai gestori e agli enti territoriali.
Un segnale positivo riguarda i flussi in uscita, con l'assegnazione di materiali ai centri di selezione nel continente da parte di COREPLA. Ciò permetterà di avviare il trasporto di circa 600 tonnellate di imballaggi in plastica fuori dalla Sardegna e liberare capacità di stoccaggio per i conferitori regionali.
Tuttavia, questo primo trasferimento, secondo la Regione, non è sufficiente a garantire la stabilità del sistema. La durata dei nuovi spazi di stoccaggio dipenderà principalmente dalla regolarità e consistenza dei flussi in uscita, gestiti da COREPLA. Senza un calendario continuativo di ritiri con volumi e destinazioni adeguate, qualsiasi previsione sulla durata della capacità disponibile sarebbe poco affidabile.
La Regione ringrazia i sindaci e ANCI Sardegna per il loro prezioso impegno nel fronteggiare una situazione complessa, collaborando con consorzi industriali, Province, Città metropolitane e uffici regionali per gestire i servizi, informare i cittadini, coordinare gli operatori e trovare soluzioni temporanee nei vari territori.
“Il ringraziamento ai sindaci non è formale - dichiara l’assessora regionale della Difesa dell’Ambiente, Rosanna Laconi -. Sono in prima linea nella gestione delle conseguenze di una crisi che non hanno provocato e che non possono risolvere da soli. La Regione condivide l’esigenza di una regia unitaria e continuerà a operare con ANCI, Province, Città metropolitane e consorzi industriali affinché ogni iniziativa sia coordinata e sostenuta da condizioni amministrative, tecniche e ambientali certe. Le eventuali misure locali possono avere soltanto carattere residuale e temporaneo e non possono tradursi nel trasferimento sui sindaci delle responsabilità derivanti da una disfunzione nazionale”.
La crisi, come spiega la Regione attraverso una nota, non ha origine in Sardegna, ma coinvolge l'intero Paese. La filiera nazionale del riciclo degli imballaggi in plastica sta attraversando un periodo difficile a causa, spiega la Regione, della riduzione della domanda di materiali riciclati e della diminuzione dei flussi verso gli impianti di recupero. In una conferenza tenutasi il 29 giugno, i vertici di CONAI e COREPLA hanno sottolineato che le problematiche sono diffuse su tutto il territorio italiano. In Sardegna, la situazione è emersa prima nel nord e poi si è estesa al sud, dove la scarsità di ritiri e di buoni emessi da COREPLA ha saturato gradualmente gli spazi disponibili.
L'isolamento geografico dell'Isola, evidenzia la Regione, rende la crisi ancora più grave, limitando le alternative per il trasporto dei rifiuti, aumentando i costi e i tempi necessari e complicando il trasferimento dei materiali verso strutture al di fuori della regione.
La Regione ribadisce di aver sollevato più volte l'allarme sulla gravità della situazione presso il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, chiedendo un intervento coordinato a livello nazionale, la regolarizzazione dei ritiri e misure atte a evitare che i costi aggiuntivi e gli effetti della crisi ricadano sui Comuni e sui cittadini. Anche se l'apertura di nuove aree di stoccaggio e l'invio delle prime 600 tonnellate verso il continente hanno permesso di ottenere un certo margine operativo, tali azioni non possono sostituire, come spiegano dalla Regione, l'intervento necessario da parte del Governo e del sistema consortile.
“L’emergenza non è rientrata - conclude Laconi -. Lo sarà soltanto quando saranno ripristinati flussi in uscita regolari, continuativi e adeguati. Finché il Governo non porrà rimedio alle criticità della filiera nazionale e COREPLA non garantirà una programmazione certa dei ritiri, il problema non soltanto resterà aperto, ma rischierà di aggravarsi. La Sardegna sta facendo tutto ciò che rientra nelle proprie possibilità, ma non può essere lasciata sola ad assorbire gli effetti di una crisi che riguarda l’intero Paese”.







