I sette attivisti italiani del convoglio di terra della Freedom Flotilla, sgomberati durante la serata di ieri, lunedì 25 maggio, dal campo allestito nei pressi di Sirte, dovrebbero rientrare domani mattina in Italia con arrivo previsto all’aeroporto di Roma Fiumicino.

Restano invece ancora senza notizie certe i dieci volontari fermati nella Libia orientale. Tra loro anche i due italiani Domenico Centrone e Dina Alberizia, trattenuti dalle autorità locali dopo essere entrati nella regione senza autorizzazione.

Secondo quanto riferito dal movimento, i due connazionali sono stati processati a Bengasi insieme ad altri otto attivisti di diverse nazionalità e potrebbero essere espulsi nei prossimi giorni con l’accusa di “ingresso illegale”. L’ipotesi più probabile, al momento, è il rimpatrio verso i rispettivi Paesi.

Parallelamente prosegue in Italia l’indagine aperta dalla Procura di Roma sulla detenzione in Israele dei partecipanti alla spedizione “via mare” della Flotilla, fermati dopo l’abbordaggio delle imbarcazioni in acque internazionali.

Nel fascicolo dei magistrati romani risultano al momento oggetto di approfondimenti una decina di alti ufficiali israeliani, tra cui il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, per presunti comportamenti illegali durante la gestione dei volontari fermati nel porto di Ashdod.

Tra gli elementi acquisiti dagli inquirenti figurano anche documenti presentati dai legali italiani della Flotilla, che richiamano una lista elaborata dalla Hind Rajab Foundation. Nei dossier vengono riportati episodi che sarebbero avvenuti durante la custodia degli attivisti.

Nel frattempo i carabinieri del Ros stanno ascoltando i volontari rientrati in Italia e analizzando il contenuto dei dispositivi elettronici sequestrati o riconsegnati dopo il rilascio.

La Procura capitolina starebbe valutando l’ipotesi di reato di sequestro di persona, senza escludere ulteriori contestazioni che potrebbero includere tortura e violenza sessuale.