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La gestione politica dei 428 attivisti della Global Sumud Flotilla intercettati dalla Marina israeliana al largo di Cipro scatena una durissima bufera internazionale, esasperata dalla linea comunicativa ostentata da Tel Aviv. L'operazione militare contro la flotta umanitaria diretta a Gaza si è rapidamente trasformata in uno scontro diplomatico, specialmente dopo la diffusione dei filmati registrati dai membri del gabinetto di Benjamin Netanyahu all'interno delle strutture di detenzione.
Attacchi dei ministri
A infiammare le reazioni delle cancellerie occidentali e dell'Unione Europea è stato inizialmente il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben Gvir, che ha pubblicato un video per mostrare le immagini delle sbarre e dei corridoi del carcere, commentando con parole sarcastiche: "Ecco cosa succede a chi sostiene i terroristi". Poco dopo, la ministra dei Trasporti Miri Regev ha rincarato la dose con un nuovo filmato registrato direttamente dal porto di Ashdod, spiegando che "quelli che arrivano sentono in loop 'HaTikvah', affinché capiscano cosa accade a chi arriva in questo modo nello Stato di Israele".
Nel suo monologo diffuso sui canali social, Regev ha negato fermamente qualsiasi finalità solidaristica della spedizione marittima: "Ecco che arriva un altro gruppo, 140 sostenitori dei terroristi. Vi assicuro che non hanno portato alcun aiuto umanitario, non hanno nulla a che fare con gli aiuti umanitari". Descrivendo i passeggeri controllati nel suo settore, la ministra ha aggiunto che "arrivano ubriachi, sostenitori del terrorismo, per cercare di colpire la sovranità dello Stato di Israele e di violare il blocco navale. I sostenitori dei terroristi devono andare in prigione".
L'azione di forza ha portato al blocco di decine di imbarcazioni in acque internazionali e al fermo di centinaia di cittadini stranieri, tra cui ventinove italiani, inclusi parlamentari e giornalisti, per i quali sono state avviate le procedure di espulsione. Mentre da Roma il ministro degli Esteri Antonio Tajani coordina i rimpatri e le prime testimonianze degli attivisti denunciano violenze e trattamenti degradanti durante i trasferimenti, l'esecutivo israeliano ha blindato la legittimità dell'intervento.
Nonostante il premier Netanyahu abbia espresso forte irritazione per le uscite pubbliche dei suoi ministri, giudicate lesive per la dignità della nazione, la titolare dei Trasporti ha concluso il suo intervento rivendicando la linea dura: "Li rimanderemo ovviamente indietro nei loro Paesi. Voglio elogiare le combattenti e i combattenti della Marina, il comandante della Marina, che hanno fatto un lavoro eccezionale nel prendere il controllo in alto mare e naturalmente alla polizia di Israele, alle agenti e agli agenti e al servizio penitenziario, che qui stanno facendo un ottimo lavoro, espellendo i sostenitori dei terroristi e portandoli dove devono stare: nei centri di detenzione".
Il rientro degli attivisti italiani
La complessa macchina dei rimpatri si chiude in queste ore con il ritorno in patria della delegazione dei cooperanti italiani, dopo giornate di altissima apprensione. L'arrivo dei cittadini rilasciati dalle autorità israeliane è previsto nella tarda serata a Roma Fiumicino alle 23:30 e a Milano Malpensa alle 23.45. La rete organizzativa della Global Sumud Flotilla ha spiegato che, dopo il transito a Istanbul presso l'aeroporto di Umm Al Rashrash, l'interlocuzione consolare costante ha reso finalmente possibile il rientro degli attivisti italiani in serata.
Ad attenderli ai terminal ci saranno i familiari e i portavoce dell'organizzazione, i quali hanno già annunciato che lo sbarco negli aeroporti italiani non spegnerà i riflettori sulla vicenda, dichiarandosi impegnati nelle prossime ore per continuare la mobilitazione e la pressione verso una larga denuncia, indirizzata contro quella che si autodefinisce l'unica democrazia del medioriente, con l'obiettivo politico di marcare i gradi di complicità dei governi europei nella gestione del blocco e delle violazioni subite in mare aperto.







