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Le immagini diffuse dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Ben Gvir, che mostrano alcuni attivisti della Flotilla inginocchiati, bendati e in stato di fermo, hanno provocato una forte ondata di indignazione internazionale e aperto un nuovo fronte diplomatico per il governo Netanyahu.
Durissima la reazione dell’Italia. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha definito il trattamento riservato agli attivisti “incivile” e il gesto del ministro israeliano “infimo”, sottolineando come le persone fermate sarebbero state trattenute “illegalmente”. Anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani hanno parlato di “linea rossa superata”, giudicando “inaccettabile” la diffusione del video e chiedendo formalmente le scuse di Israele. La Farnesina ha inoltre convocato l’ambasciatore israeliano a Roma.
Una posizione condivisa anche da altri partner europei, tra cui Francia e Spagna, mentre proteste ufficiali sono arrivate sia dall’Unione europea sia dagli Stati Uniti. Secondo fonti diplomatiche, il premier israeliano Benjamin Netanyahu avrebbe preso le distanze dall’iniziativa del ministro ultranazionalista, ammettendo che “ha sbagliato”.
Gli attivisti coinvolti, attesi nelle prossime ore in Italia, denunciano abusi durante il fermo, parlando di molestie sessuali, violenze e ferite riportate durante la detenzione. Le opposizioni italiane, Pd, M5S e Avs, chiedono ora sanzioni contro Israele e la sospensione degli accordi bilaterali.
Intanto, sul fronte internazionale, gli Stati Uniti hanno ufficialmente revocato le sanzioni contro Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati. Albanese era finita nella blacklist americana dopo le sue dure critiche alla politica israeliana a Gaza. Un avviso del Dipartimento del Tesoro ha confermato la cancellazione delle restrizioni, che avevano comportato il blocco delle transazioni bancarie e delle principali carte di credito a livello globale.
La decisione arriva dopo che il giudice Richard Leon del District of Columbia ha accolto la richiesta di sospendere le sanzioni con un’ingiunzione preliminare.
Resta altissima anche la tensione sul dossier Iran. Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha assicurato che Washington è “pronta all’azione”, mentre proseguono i contatti diplomatici per tentare di aprire un nuovo negoziato sul nucleare iraniano e sul controllo dello Stretto di Hormuz. Secondo quanto dichiarato da Donald Trump, i mediatori starebbero lavorando a una lettera d’intenti tra Washington e Teheran per avviare trenta giorni di trattative.
Nel frattempo emergono frizioni sempre più evidenti tra Trump e Netanyahu sulla strategia da adottare nei confronti dell’Iran. I due leader avrebbero avuto un colloquio definito “lungo e drammatico” da fonti vicine al dossier. Il presidente americano ha però minimizzato: “Netanyahu farà quello che voglio, è una brava persona”.
Sul piano militare, il Pentagono ha annunciato la riduzione delle brigate americane presenti in Europa, che passeranno da quattro a tre. Una scelta che il segretario generale della Nato Mark Rutte ha detto di “attendersi da tempo”.






