Dopo l'intesa raggiunta tra Washington e Teheran per la "cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, incluso il Libano", cresce l'attesa per la firma ufficiale del memorandum prevista per venerdì 19 giugno a Ginevra, in Svizzera. L'accordo, secondo quanto emerso, sarebbe già stato sottoscritto in formato digitale dalle parti nella giornata di lunedì.

Sul piano diplomatico continuano intanto a circolare indiscrezioni sulle possibili conseguenze economiche dell'intesa. Il Financial Times ha riferito che l'amministrazione del presidente americano sarebbe pronta a dare il via libera alla creazione di un fondo di investimento da 300 miliardi di dollari destinato all'Iran, subordinando però l'operazione a un accordo definitivo che includa anche il dossier nucleare. Una ricostruzione che è stata però respinta con decisione da Donald Trump, che ha definito la notizia una "fake news".

Nelle stesse ore il vicepresidente degli Stati Uniti, J. D. Vance, intervenendo a Fox News, ha affermato che il presidente potrebbe rendere pubblico il contenuto dell'intesa tra Washington e Teheran già prima dell'appuntamento ufficiale di venerdì.

Resta alta anche l'attenzione sullo Stretto di Hormuz, uno dei punti strategici più importanti per il commercio energetico mondiale. Secondo il sindacato marittimo iraniano, infatti, il transito nell'area non tornerà più alle condizioni precedenti allo scoppio del conflitto, segnale che le ripercussioni della crisi potrebbero continuare a farsi sentire anche dopo la firma dell'accordo.