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Le tensioni internazionali, il futuro dell'Europa e il progressivo spopolamento delle aree interne sono stati al centro dell'intervento di Romano Prodi a Cagliari, a margine del convegno "L'Europa federale: una forza comune al servizio delle autonomie", organizzato dall'associazione degli ex consiglieri regionali della Sardegna.
Commentando il quadro internazionale, l'ex presidente della Commissione europea e due volte presidente del Consiglio ha espresso prudenza sugli sviluppi del conflitto in Medio Oriente: "Più che la fine della guerra, questa mi sembra una tregua. Poi c'è la questione del nucleare. Detto questo, spero bene che si fermino gli attacchi militari sostanzialmente, a mio parere, l'apertura dello stretto di Hormuz ci sarà. Poi se sarà tutto a pagamento o gratuito lo vedremo, spero gratuito, ma vedremo presto".
Prodi ha poi affrontato il tema della crescita dei movimenti più radicali nello scenario politico europeo. "Noi vediamo il fatto Vannacci come un fatto straordinario. Ma che nella destra sorgano partiti ancora più a destra, è britannico, è tedesco ed è italiano". Un fenomeno che, secondo l'ex premier, si manifesta quando i partiti tradizionali perdono forza, favorendo una corsa verso gli estremismi "sia a destra che a sinistra", con possibili conseguenze sulla qualità della democrazia.
Ampio spazio anche alla questione delle aree interne. "L'Europa è nata proprio per diminuire le distanze tra le sue parti", ha ricordato Prodi, sottolineando però come nelle zone rurali di molti Paesi europei stia avanzando un progressivo svuotamento delle comunità. Un fenomeno che riguarda Spagna, Francia, Italia, Sardegna e Balcani e che, a suo giudizio, non può essere risolto soltanto con aiuti economici. "Non bastano i sussidi finanziari", ha concluso, evidenziando la necessità di ricostruire il tessuto sociale delle comunità locali.






