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"Attonito per il prosperare dell'ingiustizia". È con queste parole che il vescovo di Ozieri, Corrado Melis, manifesta la propria amarezza per il nuovo rinvio del procedimento giudiziario che lo vede imputato insieme ad altre nove persone. In una lettera indirizzata ai sacerdoti e alla comunità diocesana, il presule affida al dolore per una vicenda ancora aperta un messaggio di speranza cristiana, denunciando il peso di una prova che, con il passare del tempo, continua a mettere alla prova la serenità della Chiesa locale.
La presa di posizione arriva dopo la decisione del Tribunale di Sassari di rinviare al 17 febbraio 2027 l’esame della richiesta di chiusura immediata del processo per difetto di giurisdizione. L’istanza è stata presentata dagli avvocati Ivano Iai e Antonello Patanè, che nell’ultima udienza hanno depositato una memoria difensiva a sostegno della propria tesi.
Al centro del procedimento ci sono le accuse, a vario titolo, di peculato e riciclaggio per l’utilizzo a fini privati di oltre due milioni di euro provenienti dai fondi dell’8xmille e da risorse vaticane destinate alla diocesi di Ozieri. Oltre a Melis, tra gli imputati figura Tonino Becciu, fratello del cardinale Angelo Becciu, insieme ad altre sette persone.
La difesa richiama una recente ordinanza della Corte di Cassazione, pubblicata il 26 agosto e relativa a un caso siciliano. Le Sezioni unite della Suprema Corte hanno affermato che i vescovi non sono pubblici ufficiali e che le diocesi non sono pubbliche amministrazioni, con conseguenze sulla configurabilità del reato di peculato in relazione alla gestione delle risorse ecclesiastiche.
La pronuncia precisa inoltre che l’impiego da parte della Chiesa cattolica delle somme derivanti dall’8xmille non segue le procedure della contabilità pubblica. Da questo, secondo il principio richiamato dai legali, non derivano né la qualifica di agente contabile per i vescovi e le diocesi né un rapporto di servizio con lo Stato ai fini della responsabilità amministrativa erariale.
È su queste argomentazioni che la difesa chiede di fermare il processo. La decisione del Tribunale di Sassari è però slittata al prossimo febbraio, prolungando l’attesa per gli imputati e per la comunità coinvolta nella vicenda.
Nella lettera, intitolata "Alla pecora tosata, Dio misura il vento", il vescovo affida al proverbio il senso della propria riflessione, tra sofferenza personale e fiducia nella fede: "Credetemi: per me e per chi come me è coinvolto in prima persona, questa tosatura brucia", scrive, descrivendo il peso umano di una vicenda che, a suo giudizio, continua a ferire la comunità diocesana.
E si domanda: "Perché Signore? Perché continua questa potatura così lenta e atroce che tiene sotto scacco il popolo di Dio che è in Ozieri e minaccia la serenità di un cammino di fede che ogni tanto deve fermarsi a capire cosa mai sia successo per subire un processo così complicato?".
Melis ringrazia quanti gli sono stati vicini in questi anni e invita sacerdoti e fedeli a non lasciarsi sopraffare dal risentimento: "Non passiamo dalla parte del Nemico che vorrebbe che si plasmassero nei nostri cuori sentimenti di odio contro in nostri detrattori". L’appello finale è a custodire "la bontà, la carità, l’umiltà e la mitezza" e a "continuare a pregare insieme, nell’attesa che questa lunga prova possa concludersi".









