In Ogliastra, precisamente a Seui, nel cuore pulsante della Sardegna, Giulia Lobina, 39 anni, ha deciso di costruire la sua vita partendo da ciò che per anni aveva lasciato indietro, pur essendoci cresciuta, dedicandosi alla pastorizia e portando avanti un’attività che affonda le radici nella storia della sua famiglia.

In un periodo storico in cui questa attività sembra infatti sempre più distante dalle nuove generazioni, e ancora più rara tra le donne (anche se, come ci conferma lei stessa, in Sardegna ce ne sono diverse), la sua è una scelta fatta di impegno quotidiano, identità, libertà e ritorno all’essenziale, ma soprattutto desiderio di portare avanti valori preziosi tipici della Sardegna sperando che non si spengano mai.

Una strada riscoperta con il tempo, in età adulta e dopo una vita trascorsa al di fuori della sua terra, che oggi è diventata molto più di un lavoro: è il suo modo di vivere, con una tradizione che lei vuole difendere a tutti i costi e tramandare.

Giulia vive oggi con la sua famiglia e i suoi tantissimi animali, le pecore, i cani, le galline, è una grande sportiva, tra trekking e lunghe passeggiate in bicicletta, cura l’orto producendo tutto a km 0, e fa anche il formaggio alla vecchia maniera come le ha insegnato il papà e come pochi sanno ancora fare.

Ciao Giulia, benvenuta su Sardegna Live. Da dove nasce questa tua scelta?

"È una cosa di famiglia, quindi ce l’ho nel sangue. Mio nonno era un noto pastore di Seui, e mio padre, anche se faceva il muratore e ora è in pensione, ha continuato a portare avanti il gregge. Io mi sono appassionata pian piano a questo lavoro, ed eccomi qui. Anche se a vent’anni non mi interessava così tanto, poi ho cambiato prospettiva, iniziando a dare valore a cose preziose e importanti".

Hai sempre vissuto in Sardegna?

"No, per tanti anni ho vissuto in Trentino dove facevo le stagioni: sono stata via per 23 anni. Poi sono tornata in Sardegna in ferie e ci sono rimasta per sempre. Ho iniziato quasi per gioco, avevo molto tempo libero da dedicare agli animali, Ma poi è diventato qualcosa di molto più importante, che sentivo sempre più mia".

Come si svolge la tua giornata tipo?

"Mi sveglio tutte le mattine alle 6:30, faccio uscire i cani e vado subito a mungere le pecore, e devo stare dietro agli agnellini, soprattutto quelli piccoli che vanno allattati (ne abbiamo adottato uno orfano proprio un paio di giorni fa!). Poi faccio uscire il gregge, dò da mangiare alle pecore più grandi e le lascio al pascolo. Se è una bella giornata, stanno fuori anche la sera. E il pomeriggio si ricomincia: controllo che ci siano tutte, le sistemo, dò loro da mangiare. Ogni due o tre giorni faccio il formaggio. Non esistono giorni di riposo, ma tutto questo mi rende felice e realizzata".

È sicuramente un lavoro duro, ma da ciò che traspare dai tuoi occhi e il tuo entusiasmo, con tantissimi risvolti positivi

"È una vita di impegno e sacrifici, ma anche di tante, tantissime soddisfazioni, fatta di cose semplici, ma piene. E soprattutto mi ha aiutato tantissimo dopo un periodo difficile, è stata per me una vera e propria rinascita. Stare all’aria aperta, a contatto costante con la natura, scoprire tante piccole cose o i dettagli nascosti di ciò che sapevo già ma a grandi linee, ogni giorno è un arricchimento, amo la mia vita attuale e non la cambierei mai".

Come viene vista questa scelta da chi ti conosce?

"Tante persone che conosco e che vivono in grandi città mi dicono che mi invidiano. Anche nella mia famiglia: fratelli e sorelle che vivono e lavorano fuori ora vedono la vita rurale quasi come una cura, contrariamente a ciò che accadeva anni fa, in cui sembrava si cercasse di vivere nelle metropoli. Fortunatamente, oggi si sta riscoprendo la genuinità e la bellezza della campagna".

Guardando al futuro, cosa desideri?

"Vorrei continuare a vivere così. E un giorno, se avrò dei figli, mi piacerebbe tramandare tutto questo anche a loro. Mi piacerebbe avere anche più animali, si vedrà in futuro, ma il punto non è solo il lavoro: è ciò che rappresenta. Abbiamo una terra, la Sardegna, troppo bella per essere sprecata".

Giulia lo dice con lucidità, ma anche con una certa urgenza

"La Sardegna ha tutto: il territorio, il clima ideale: possiamo fare qualsiasi cosa, ma va fatto bene, con rispetto della nostra terra. Sarebbe uno spreco non valorizzarla, ecco perché è importante che le nuove generazioni capiscano il valore e tengano vive le attività tradizionali, e parlo anche della lingua sarda: in casa noi parliamo solo quella”.

Le tradizioni sono passato, presente, quotidianità, e forse è proprio da storie come quella di Giulia che può nascere il futuro, riscoprendo, proteggendo e tendendo in vita attività, tradizioni e valori preziosi.