La Sardegna vanta una lunga storia di tradizioni dolciarie prestigiose e uniche, in cui ingredienti semplici, spesso considerati "poveri", sono trasformati in prelibatezze grazie a maestria e abilità artigianale.

Le pardule, o pardulas, rappresentano uno dei dolci più emblematici dell'Isola, tanto famosi per la loro bontà da essere inclusi nel PAT (Prodotti Sardi Agroalimentari Tradizionali). Originariamente legati alla Pasqua e al giorno dei morti secondo la tradizione antica, oggi si trovano sempre più spesso sulle tavole sarde durante tutto l'anno.

Queste fragranti sfoglie croccanti con un ripieno speciale sono amate sia dai grandi che dai piccini, offrendo un'esplosione di sapori contrastanti che si distinguono senza sovrapporsi, garantendo al contempo una delicatezza al palato.

Diverse zone, diversi nomi

Il nome e la ricetta di questo dolcetto strepitoso cambiano a seconda della zona della Sardegna in cui viene preparato: “pardulas con arrescottu” se le assaporiamo nel Campidano, con una base di ricotta, “formaggelle” o “riccottelle” nel Sassarese, “casadinas” nel Nuorese, dove sono a base di formaggio fresco di pecora al posto della ricotta.

Si tratta di interpretazioni diverse di un’unica antichissima ricetta, discendente dalle “placente” di origine greco-romana, ovvero piccole tortine di sfoglia menzionate addirittura nel “De Agri Cultura” di Catone.

Poco chiara è invece l’etimologia del nome “pardulas”, alcuni ne indicano l’origine nella parola latina “quadrula”, ossia quadrato, mentre altri vedono la sua genesi in “partula”, cioè partoriente, in quanto sarebbe associata la forma della pancia della donna incinta a quella della pardula.

Le pardule tra storia e leggenda

Di questi succulenti dolcetti parlò addirittura Antonio Gramsci in una delle lettere inviate dal carcere alla madre, mentre ricordava con nostalgia uno dei pranzi di famiglia, riunita attorno a “kulurzones e pardulas”.

In alcuni paesi del Cagliaritano e dell’Oristanese, si usava regalarle a Maria Puntaoru, orrida strega che girovagava per la Sardegna con un ferro ricurvo e una fame insaziabile, protagonista di tante leggende. La tradizione voleva che nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre le porte delle case fossero lasciate aperte per permettere alla megera di mangiare quanti più dolci possibili, nutrirsi e lasciare in pace per un po’ gli abitanti dei paesi.

Le pardule ricordano dei fiori per la forma, con i bordi ornati come se fossero centrini antichi, creati con i famosi pizzichi sulla pasta.