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È morto l'intellettuale, giornalista e antropologo Bachisio Bandinu. Era nato a Bitti nel 1939, fu insegnante e direttore de L'Unione Sarda.
Dopo la laurea in Lettere e Filosofia conseguita nel 1967 presso l'Università di Cagliari con una tesi dal titolo "Antonio Fogazzaro e il modernismo", nel 1971 si diplomò in Giornalismo con un elaborato su "Montale giornalista" presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, dove successivamente conseguì il diploma in Radio e Televisione.
Si distinse presto come studioso di cultura e tradizioni sarde, raccontando la trasformazione sociale, economica e antropologica dell'Isola negli ultimi decenni. Fra gli anni '60 e '80 fu insegnante di Lettere presso l'istituto tecnico industriale di Varese. Poi, fino al 1997, passò all'istituto tecnico "Pertini" di Cagliari. Dal 1973 al 1985 collaborò con il Corriere della Sera. Dal 1999 al 2001 fu direttore de L'Unione Sarda.
Fra le sue pubblicazioni di maggior successo Costa Smeralda. Come nasce una favola turistica, del 1980, che analizza come l'intuizione del Principe Aga Khan nei primi anni '60 abbia strappato l'allora tratto inabitato di Monti di Mola all'isolamento, determinando il passaggio da un'economia agropastorale a quella del consumo turistico globale e trasformando quell'angolo di Sardegna in una "città della vacanza" riservata a un'élite eslcusiva.
Narciso in vacanza, Il turismo in Sardegna tra mito e storia (1996), analizza invece il linguaggio della favola turistica in relazione all'architettura e all'arredo, alla confezione della natura e alla concezione del corpo. Iconica è la Lettera a un giovane sardo (1996), una lettera aperta ai giovani di quel tempo poi rielaborata in Lettera a un giovane sardo sempre connesso del 2017 e Lettera a un giovane universitario sardo del 2025. Nel libretto, Bandinu si rivolge ai giovani che, frastornati da mille stimoli, da messaggi televisivi e commerciali, spinti in una corsa che pare frenetica, devono invece confrontarsi quotidianamente con spazi ristretti e tempi lentissimi. Bandinu avvia con loro una serie di stimolanti ragionamenti sul loro essere giovani e sul loro essere sardi.








