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Il caro energia continuerebbe a incidere sui costi sostenuti da famiglie e imprese italiane, secondo l'aggiornamento della CNA al 30 settembre, secondo cui, dall'inizio del conflitto in Iran, il maggiore esborso rispetto ai prezzi medi di febbraio è stimato complessivamente in circa 16,5 miliardi di euro.
Il Centro Studi di Cna Sardegna ha analizzato i dati in chiave regionale, evidenziando la situazione dell'Isola, dove ai costi energetici si aggiungono gli effetti legati all'insularità e alle caratteristiche del tessuto produttivo, composto in larga parte da micro e piccole imprese artigiane.
Sul fronte dei carburanti, nella rilevazione Mimit del 30 settembre, la Sardegna registra un prezzo medio del gasolio di 2,339 euro al litro, a fronte di una media nazionale di 2,207 euro. Per la benzina il prezzo rilevato nell'Isola è di 2,122 euro al litro, contro i 2,028 euro della media italiana.
Per il gasolio, la Sardegna si trova al terzo posto tra le regioni, a pari merito con la Calabria, dietro Sicilia e Valle d'Aosta, entrambe a 2,342 euro al litro. Prezzi superiori vengono registrati soltanto nella Provincia autonoma di Bolzano, con 2,360 euro.
Anche il mercato elettrico registra un aumento rispetto ai valori di febbraio. Il PUN Index GME si è attestato a settembre intorno ai 208 euro/MWh, contro i 114,41 euro/MWh di febbraio, con un incremento dell'82%.
Secondo i dati elaborati dal Centro Studi di Cna Sardegna, inoltre, nell'ultimo semestre le imprese dell'Isola hanno registrato un aumento della spesa energetica del 76,5%, con una parte delle imprese che avrebbe sostenuto rincari superiori al 20%.
Guardando alle prospettive per la fine dell'anno, Cna stima un possibile ulteriore incremento dell'esborso energetico complessivo.
"Se i prezzi calmierati di benzina e gasolio saranno prorogati fino alla fine dell'anno e le quotazioni di elettricità e gas rimarranno sui livelli medi di settembre, il maggiore conto energetico potrebbe raggiungere circa 33 miliardi di euro a fine 2026: il solo quarto trimestre rischia di aggiungere oltre 16 miliardi ai 16,5 già accumulati - spiega Cna - Il contenimento dei carburanti può valere tra 400 milioni e oltre un miliardo, a seconda di durata ed estensione della misura: un beneficio significativo, ma non sufficiente a neutralizzare la pressione che, con la stagione fredda, si sposterà sulle bollette di elettricità e gas".
Sul quadro regionale intervengono il presidente e il segretario regionale di Cna, Luigi Tomasi e Francesco Porcu, che sottolineano in particolare l'incidenza dei costi energetici sulle imprese sarde.
"I numeri elaborati dal nostro Centro Studi - dichiarano Luigi Tomasi e Francesco Porcu, rispettivamente presidente e segretario regionale di Cna - dicono che il caro energia non è una parentesi: 16,5 miliardi in più in sette mesi, quasi 5 solo a settembre. In Sardegna questo conto si somma a carburanti stabilmente sopra la media nazionale, con il gasolio a oltre 13 centesimi di scarto. Per le nostre imprese, che usano ogni giorno furgoni e veicoli da lavoro, in un territorio dove la mobilità su gomma è indispensabile, significa margini erosi e investimenti rinviati. Anche con i prezzi calmierati - proseguono Tomasi e Porcu - il rischio è una stangata a fine anno, con un conto che potrebbe sfiorare i 33 miliardi. Gli interventi adottati hanno frenato i prezzi negli ultimi giorni di settembre, ma non possono sostituire una strategia strutturale. Per la Sardegna - concludono - chiediamo che la politica energetica riconosca la specificità dell'Isola e acceleri gli investimenti infrastrutturali in grado di ridurre il divario energetico con il resto del Paese."








