Esistono frequenze che si possono ascoltare solo quando il resto del mondo tace. È in questo silenzio carico di attesa che si accende "Radio Insomnia" (edito da VersoAltrove), l’ultima fatica letteraria di Chiara Maxia. Non un semplice libro, ma un vero e proprio atlante emotivo che si dipana attraverso ventisette racconti, muovendosi con agilità cosmopolita tra le nebbie di Birmingham, i caffè di Vienna, le piazze gelide di Mosca e le solitudini della provincia americana nel Missouri.

Già nota per la sua voce poetica internazionale, con la raccolta in inglese "The Fire Within", e per la sua presenza scenica come attrice e performer, Chiara riversa in queste pagine tutta la sua sensibilità multidisciplinare. La trama di Radio Insomnia non è lineare: è un viaggio a balzi, una collezione di "fermate" in cui incontriamo personaggi sospesi, fragili e talvolta grotteschi, tutti accomunati dal desiderio ancestrale di una connessione, di un segnale che risponda nel buio.

L'invito alla lettura viene direttamente dal raro pregio della sua scrittura: illuminare i lati d'ombra senza mai giudicarli. C’è una teatralità palpabile nei dialoghi e una precisione chirurgica nelle descrizioni che rendono ogni racconto un piccolo film o un atto unico. È un libro per chi si sente "fuori frequenza", per chi ama viaggiare con la mente tra diverse latitudini e per chi crede che, anche nell'insonnia più profonda, ci sia sempre una storia che merita di essere raccontata.

 Incontriamo oggi Chiara per esplorare la genesi di questo progetto, cercando di capire come la sua anima da "nomade culturale" e le sue radici profonde abbiano dato vita a questa straordinaria sinfonia notturna.

 Chiara, il tuo percorso artistico è un mosaico: sei attrice, performer e scrittrice. Come si integrano queste diverse anime quando ti siedi a scrivere? La "fisicità" del teatro entra mai nella tua pagina scritta?

"Credo che la creatività sia un continuum: scrivere, recitare, suonare, e disegnare sono tutti lati dello stesso dado. Un dado di carne, nervi ed elettricità, terribilmente fisico".

 Nel 2024 hai pubblicato "The Fire Within", una raccolta di poesie scritta direttamente in inglese. Cosa ti ha spinto a scegliere una lingua straniera per la poesia e com’è stato "tornare" all'italiano per la prosa di Radio Insomnia? Ti senti una scrittrice diversa nelle due lingue?

"Non è stata una scelta ponderata, ma la risposta a un istinto: quando scrivo poesie o saggi mi viene spontaneo usare l’inglese, quando scrivo racconti, l’italiano. Non so perché, dev’essere un bug del cervello bilingue".

Radio Insomnia è una raccolta di 27 racconti che spaziano dall'Italia alla Russia, dall'Inghilterra all'Austria. C’è un filo conduttore che lega queste geografie così diverse? È forse quella solitudine "notturna" di chi, come i tuoi lettori, si sintonizza su frequenze che altri non sentono?

"Ho scritto i racconti in maniera isolata, l’idea di metterli insieme è arrivata dopo. Ma credo che, se c’è un filo conduttore, sia il senso del grottesco. Nei film di David Lynch, gli zoom improvvisi sulle facce degli attori rendono anche i volti più ordinari mostruosi - la solitudine e l’alienazione accompagnano".

 Quanto di quello che scrivi è "rubato" ai tuoi viaggi e quanto, invece, appartiene a quella radice sarda che porti sempre con te?

"Credo siano due parti ben bilanciate: per mettere a fuoco un oggetto, non lo si può osservare troppo da vicino. Allo stesso modo, vedi il tuo ambiente natio con più lucidità quando ne osservi altri".

Il titolo del libro suggerisce un messaggio lanciato nel buio. Se oggi dovessi dedicare una "canzone" o un pensiero speciale a chi sta ascoltando la tua Radio Insomnia, quale sarebbe il messaggio che vorresti lasciargli impresso?

"Non voglio lasciare messaggi di alcun tipo, non credo di averne il diritto.  Però la canzone che vorrei che tutti ascoltassero è “Knives from Bavaria”, di Dean Wareham e Britta Philips: mi fa sentire cose a cui non so dare un nome".