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A un secolo esatto dalla nascita del libro-manifesto che ha segnato il Novecento, il palcoscenico si fa lente d’ingrandimento per un’indagine spietata sul potere della parola.
Stefano Massini, unico drammaturgo italiano vincitore di un Tony Award, porta in Sardegna (dal 8 al 12 aprile al Teatro Massimo di Cagliari e il 13 aprile al Comunale di Sassari) il suo "Mein Kampf": non una biografia tradizionale, bensì una trasposizione teatrale del saggio politico di Adolf Hitler, integrata da Massini con anni di ricerca su materiali d’archivio, dai comizi del Führer alle conversazioni a tavola raccolte dai suoi collaboratori.
La pièce ripercorre l’ascesa del giovane "underdog" austriaco: il pittore fallito, il patriota umiliato dalla sconfitta nella Grande Guerra che, in una cella del carcere di Landsberg nel 1924, inizia a dettare quella che diventerà l'impalcatura del nazionalsocialismo. Sul palco, Massini restituisce il ritmo ossessivo e barocco del testo originale, mostrando come quel ragazzo solitario sia diventato il leader capace di ipnotizzare le masse e cancellare i diritti civili attraverso il "decreto dei pieni poteri".
Il cuore dell’opera non risiede nella "paccottiglia pseudo-mitologica" nazista, ma nei meccanismi di seduzione che rendono le parole armi di distruzione. Massini evidenzia alcuni temi cardine: l'uso della disperazione: Hitler intuisce che la frustrazione del popolo tedesco è il "combustibile perfetto" per la rivoluzione; empatia vs Ragione: La politica hitleriana non parla alla testa, ma al "petto e allo stomaco", dove albergano rabbia e paura; la fragilità della democrazia: Il passaggio dal voto al "televoto" emotivo, dove la politica si trasforma in un reality show, è il monito più forte per lo spettatore contemporaneo.
Vedere Mein Kampf oggi non significa applaudire il dittatore, ma studiarne il meccanismo per evitare che si replichi. Massini ci pone una domanda scomoda: se quelle stesse parole ci venissero rivolte oggi, prive di riferimenti ai forni crematori, saremmo davvero così impermeabili al loro fascino?
In un’epoca di hate speech e derive digitali, lo spettacolo ci ricorda che le parole hanno conseguenze concrete. È un caveat necessario, un invito a difendere con vigore quella democrazia che troppo spesso diamo per scontata.
Sulla scena, tra cadute di libri e vetri infranti, Massini non ci regala solo teatro, ma uno specchio in cui riflettere le ombre del nostro presente.







