Oggi vogliamo raccontarvi un'altra storia di forza e speranza in un momento delicato e difficile la malattia oncologica. È quella di Cinzia Usai, 62enne di Guspini, agente di commercio e una super mamma che sta attualmente affrontando la sua battaglia contro un tumore con lucidità, autoironia e una profonda voglia di vivere.

Vedova da 18 anni, con due figli legatissimi che sono tornati a vivere con lei dopo anni fuori casa, la dolce ed energica Cinzia racconta la sua esperienza per sottolineare l’importanza della prevenzione, degli screening e della scelta consapevole di curarsi.

Ciao Cinzia, e benvenuta su Sardegna Live! Quando ti sei accorta che qualcosa non andava con la tua salute?

"Ciao a tutti! Un grande piacere essere qui e raccontare la mia storia per aiutare chi sta affrontando una battaglia simile. In realtà, io non avevo nessun segnale evidente. Faccio screening regolari da circa 15 anni, ogni due anni. Avevo solo trascurato da qualche anno, e ad aprile 2025 ho deciso di fare tutti gli esami: a maggio ho fatto la mammografia. L’unico segnale che avevo notato era il capezzolo sinistro un po’ schiacciato, ma non mi ero preoccupata più di tanto perché dormo sempre su quel lato".

Come sono proseguiti gli accertamenti?

"Ho fatto la mammografia il 14 maggio a San Gavino. Dopo una settimana mi hanno richiamata per un ulteriore controllo, e durante l’esame si sono accorti del capezzolo, che era così da circa 15 giorni.

Ho vissuto così quattro giorni di grande ansia. Poi mi hanno rifatto la mammografia e ho aspettato per l’ecografia. La radiologa è stata carinissima, con una grande empatia e umanità: a San Gavino sembra davvero una famiglia. Mi aveva già prenotato la biopsia e mi aveva spiegato che si sarebbe dovuto intervenire e poi fare la radioterapia".

Qual è stato il momento più difficile del percorso?

"Senza dubbio l’attesa dell’esito della biopsia. L’ho fatta a Cagliari a metà giugno, ma il risultato non arrivava.

Ai primi di luglio ero sull’orlo di un esaurimento nervoso. Mia figlia mi diceva di rivolgermi a un’altra struttura, ma io cercavo anche di tranquillizzare loro. Alla fine ho chiamato io, hanno sollecitato e ho ricevuto la notizia: tumore maligno di tipo ormonale, con un tasso di crescita molto elevato.

Mi avevano anche prospettato l’asportazione del seno. Ho cercato un oncologo e nel mese di luglio si è smosso tutto: l'oncologa a San Gavino bravissima, visita con il chirurgo oncologico, TAC. Accelerando i tempi, mi avevano detto che forse non sarebbe stata necessaria la chemioterapia prima dell’intervento".

Come è proseguito il percorso di cura?

"Ho fatto tutte le visite, la preparazione e il pre-ricovero. L’intervento è stato a fine agosto ed è andato bene: il tumore era circoscritto. Dopo circa un mese, è arrivato l’esito dell’istologico. Era prevista la radioterapia, ma visto che il tasso di crescita era rimasto alto ho fatto la chemioterapia preventiva. In totale devo fare 16 sedute, ho iniziato a ottobre.

Cosa ti ha aiutata ad affrontare questo percorso?

"La voglia di vivere. E stare con i miei figli, che hanno perso il padre quando erano piccoli, 18 anni fa.

Uno dei momenti più difficili è stato la caduta dei capelli: dopo neanche dieci giorni li ho rasati. Ho partecipato, tramite Manuela Ambu, a una sfilata per l’associazione Charlie Brown, sfilando sia senza parrucca che con la parrucca.

Vedere il tuo corpo che cambia non è semplice: non puoi tingere i capelli, l’addome si gonfia. Per quanto mi riguarda, però, la terapia non mi sta dando grandi effetti collaterali, a parte la stanchezza. A gennaio mi sono dovuta quasi fermare dal lavoro. Questa è la strada davanti: si può vivere. La scelta è curarsi o no.

Che messaggio vuoi lasciare a chi sta vivendo una situazione simile?

"Mi viene in mente una frase di Gianni Rodari: 'La scuola, poiché bisogna farla, meglio farla ridendo che piangendo', e questo vale per tutta la vita. È inutile piangere: serve autoironia, stare con i piedi per terra. È inutile sperare se non ti curi. Adesso vivo il presente, mi chiedo se guarirò del tutto, ma intanto vivo oggi. Fate gli screening: a me hanno salvato la vita. Ringrazio tutto lo staff dell’ospedale di San Gavino".

Un messaggio forte e chiaro quello di Cinzia, che fa capire davvero quanto è importante la prevenzione, ma anche l'amore delle persone care e in generale il supporto umano, in un momento delicato come questo, che non è facile per nessuno, ma che tutti possono e devono affrontare con speranza.

In bocca al lupo per tutto, carissima Cinzia!