“Ciao, mi chiamo Liliana, ho 24 anni e scrivo con grande difficoltà ma anche con la speranza che qualcuno possa tenderci una mano”. Inizia con queste parole il post sui social di Liliana Galdi, 24enne di San Vito, piccolo centro nel Sarrabus, che armandosi di coraggio e speranza ha deciso di condividere la sua storia col mondo del web, dove l'informazione corre veloce e il passaparola virtuale raggiunge in poche ore i dispositivi di tutti. E’ una vicenda come quella di tante famiglie messe alle strette dalle difficoltà finanziarie, strangolate nella morsa di una crisi economica che corrode ogni singolo briciolo di vita, fino a strappar via anche un tetto sotto cui rimuginare nel silenzio della notte. Racconta ancora: “Io, mia madre e mio fratello di 14 anni rischiamo di perdere la nostra casa, che andrà all’asta il 25 febbraio. Questa situazione – spiega – nasce da debiti lasciati da mio padre anni fa, debiti di cui mia madre non era a conoscenza e che ci hanno travolti nel tempo, lasciandoci senza reali possibilità di difenderci”.

Una condizione che ha portato la famiglia a chiudersi in sé stessa, consumata da un’angoscia crescente. “Per molto tempo – ammette – abbiamo avuto vergogna e paura di chiedere aiuto. Solo leggendo altre storie simili alla nostra, di famiglie che hanno trovato sostegno grazie alla solidarietà di sconosciuti, abbiamo trovato il coraggio di fare questo passo e raccontare anche la nostra situazione. Nonostante gli sforzi e i sacrifici fatti negli anni, il peso economico e burocratico è stato troppo grande, Abbiamo cercato soluzione, chiesto aiuto e provato in ogni modo a rimetterci in piedi. Quella casa è tutto ciò che abbiamo, è l’unico posto sicuro per mio fratellino, è la stabilità e la dignità di mia madre, l’unica cosa che ci permette di restare senza tetto”. Così Liliana e la sua famiglia hanno aperto una raccolta fondi: “Ogni donazione, anche piccola, per noi significa tempo, speranza e la possibilità di non perdere tutto”.

La vicenda

Abbiamo parlato proprio con Liliana, che ha ripercorso la vicenda a ritroso: “Una decina di anni fa i miei genitori si sono separati – racconta a Sardegna Live – e mio padre è andato via di casa trasferendosi a Cagliari. Era lui che pagava il mutuo della nostra abitazione: agli inizi era 900 euro al mese, poi scese a 300. All’insaputa di mia madre, tuttavia, ha iniziato a non pagare più”. La donna, lavoratrice stagionale nei mesi estivi e occasionalmente impegnata in quelli invernali, due anni fa è stata operata per un tumore alla gamba, e di recente ha subito un intervento alla mano, condizione che non le permette di svolgere neanche mansioni occasionali. Improvvisamente si è trovata di fronte a una situazione drammatica: “Sono passati anni prima che scoprisse che mio padre aveva lasciato dietro di sé una scia di debiti: una lettera dalla banca in cui era scritto che entro dieci giorni avremmo dovuto saldare un conto di decine di migliaia di euro, in caso contrario la casa sarebbe andata all’asta”.

Quindi i primi passi per trovare soluzioni: “Mia madre, col suo avvocato, ha chiesto la possibilità di riniziare il mutuo da capo”. Un azzeramento del debito, in sostanza, ma anche delle spese già sostenute in precedenza, quando ancora i pagamenti erano regolari. Dall’altra parte, però, si è alzato un muro: non si può fare, la casa va all’asta. “La abbiamo provate tutte – assicura la ragazza –. Sono andata a lavorare in Svizzera un paio di mesi, e da due mesi mi trovo in Australia in cerca di lavoro. In Italia non ci concedono prestiti, e a questo punto non ci è rimasto altro che chiedere aiuto”. Incoraggiata da una vicenda simile alla sua, a pochi chilometri di distanza, Liliana alla fine si è convinta a rivolgersi alla comunità virtuale: “Un ragazzo di Ballao ha rivolto un appello dopo aver vissuto una situazione analoga, e in poco tempo ha ricevuto una grande ondata di solidarietà e aiuti”.

La comunità virtuale si mobilita

Anche la famiglia sanvitese sta trovando una risposta importante dalla popolazione: “Abbiamo raccolto in poche ore circa 13mila euro”. Già una buona base per provare a raggiungere nelle prossime settimane la cifra che potrebbe interrompere la messa all’asta e consentire alla ragazza di acquistare l’appartamento: “Dovrò essere io a incaricarmi dell’eventuale acquisto – spiega ancora a Sardegna Live -. La base minima d’asta è di 57mila euro, ma per acquistarlo senza che venga ceduta al miglior offerente dovrebbero essere versati circa 76mila euro”. Quest’ultima quindi la cifra che, nel caso in cui non dovesse bastare quella per la base d'asta, Liliana spera di poter raggiungere con l’enorme aiuto della comunità: “Sono consapevole che non sarà semplice, ma ci spero…”, ammette.

La vicenda, naturalmente, ha fatto in poco tempo il giro del paese, fino a giungere alle porte dell’amministrazione comunale: “Il Comune non ha la disponibilità né la possibilità di poterci aiutare, tantomeno se dovessimo perdere la casa”. Anche i cittadini di San Vito si stanno mobilitando, chi tramite donazione e chi con un semplice gesto: “Le attività mettono a disposizione dei ‘barattoli’ per raccogliere soldi, alcuni donano in anonimo”. Ma non mancano gli scettici: “Capisco che la gente possa dubitare, da parte mia posso soltanto dire che condividere una vicenda simile sul web, divenuta virale, mi espone in maniera tale che se di truffa si trattasse sarei in poco tempo messa alle strette. Comprensibile lo scetticismo – ribasice –, ma la nostra è una storia nota anche a San Vito”.

Il sindaco: "Un grande dispiacere"

Ad assicurarne la veridicità è il sindaco Marco Antonio Siddi, che abbiamo raggiunto telefonicamente: “Credo proprio che le cose siano andate così – risponde –. La signora Galdi è venuta da me diversi mesi fa, quando ha saputo che la casa sarebbe stata messa all’asta. Mi ha chiesto se il Comune avesse una casa da assegnarle, ma purtroppo non disponiamo di un patrimonio immobiliare, quello appartiene ad AREA (Azienda Regionale per l’Edilizia Abitativa, ndr.). Dunque l’ho indirizzata verso l’azienda per alcune case che ci sono nel rione ‘Sa Murgia’, ma le assegnazioni vengono fatte in seguito a una graduatoria. Purtroppo non possiamo venire incontro alla famiglia se non attraverso le politiche sociali”.

Una situazione complicata, per la quale il primo cittadino esprime rammarico: “Mi dispiace per quella famiglia, non meritava tutto questo. Mi auguro che quest'ultima soluzione adottata da loro possa essere determinante in positivo. E’ senz’altro una vicenda che ci rammarica, ma chiaramente – ribadisce – il Comune non può dare dei contributi a privati cittadini per questo tipo di operazioni, diversamente tutti si rivolgerebbero a noi. Non ci resta che sperare per loro e affidarci alla solidarietà del popolo sardo”.

Poche parole, in chiusura, rivolge a tutti Liliana Galdi: “Grazie di cuore a chiunque leggerà, donerà o ci starà vicino in questo momento difficile. Non dimenticheremo mai questo gesto”.

PER CHI VOLESSE AIUTARE LA FAMIGLIA GALDI QUESTO IL LINK PER ACCEDERE ALLA RACCOLTA FONDI: https://www.gofundme.com/f/il-25-febbraio-la-nostra-casa-va-allasta-chiediamo-aiuto