Guardate queste due fotografie. Da una parte il piazzale del concerto di Vasco Rossi a Olbia, ricoperto di bottiglie, bicchieri e rifiuti al termine della serata. Dall’altra i tifosi giapponesi che, dopo una partita dei Mondiali, raccolgono la spazzatura dagli spalti e lasciano lo stadio pulito. Due immagini lontane migliaia di chilometri che riaprono una domanda già affrontata dopo lo scempio del Poetto: il problema è la mancanza di cestini o il nostro rapporto con gli spazi pubblici?

Solo poche settimane fa, su queste pagine, ci eravamo posti una domanda osservando le immagini di un tratto del Poetto ricoperto di rifiuti dopo una serata, nonostante la presenza dei cestini. Eravamo partiti da un paradosso: in Giappone i cestini pubblici sono rari, eppure strade, parchi e luoghi pubblici sono puliti. Una riflessione che aveva acceso il dibattito tra i lettori.

Oggi quel tema torna d’attualità davanti a un’altra immagine arrivata dalla Sardegna. È quella del piazzale che ha ospitato il concerto di Vasco Rossi a Olbia, fotografato a fine serata tra bottiglie di plastica, bicchieri, cartoni e rifiuti sparsi sull’asfalto dopo ore di musica e festa.

Anche questa volta partiamo da una segnalazione pubblicata sui social. Nello specifico da Denise Naimoli, che in poche ore ha raccolto migliaia di visualizzazioni, condivisioni e commenti. Nel filmato, accompagnato dalle note di “Un mondo migliore” di Vasco Rossi, la giovane mostra l’area del concerto ricoperta di rifiuti e affida a una frase la propria riflessione: «30.000 a cantare “Un mondo migliore” e poi siete i primi a rovinarlo. Ipocriti. Cantate a memoria, senza manco credere a ciò che dite».

Un’immagine che inevitabilmente richiama alla mente scene diventate celebri in questi giorni in tutto il mondo durante i Mondiali di calcio. Quelle dei tifosi giapponesi che, al termine delle partite, restano sugli spalti per raccogliere i rifiuti lasciati attorno ai propri posti. E quelle della nazionale nipponica, che negli anni ha attirato l’attenzione internazionale per aver lasciato gli spogliatoi perfettamente ordinati dopo le gare.

Non si tratta di episodi isolati o di gesti compiuti per le telecamere. Sono comportamenti che affondano le radici in un modo diverso di vivere gli spazi comuni.

Le due immagini raccontano infatti approcci profondamente diversi.

Da una parte c’è l’idea che la pulizia sia un compito affidato esclusivamente a chi arriverà dopo: operatori ecologici, addetti alle pulizie, organizzatori degli eventi. Dall’altra la convinzione che il luogo che si utilizza debba essere lasciato nelle stesse condizioni in cui lo si è trovato e che la spazzatura sia una responsabilità di ciascuno.

Chi ha visitato il Giappone sa bene che la pulizia non dipende dalla presenza di cestini a ogni angolo. Le persone, compresi i turisti, portano con sé i propri rifiuti fino a casa/albergo o fino al primo punto di raccolta disponibile.

Le immagini di Olbia non tolgono di certo il valore a un concerto straordinario, ma le portiamo all'attenzione perché pensiamo e speriamo possano offrire uno spunto di riflessione che va oltre il concerto e riguarda tutti noi. Perché il confronto non è tra Olbia e il Giappone. E non è nemmeno tra italiani e giapponesi. È tra due modi diversi di intendere il rispetto per gli spazi condivisi.

La pulizia di una città, di una spiaggia, di uno stadio o di un’area destinata a un concerto non dipende soltanto dai servizi e dall’organizzazione. Dipende anche dai comportamenti individuali, da ciò che ciascuno decide di fare quando la festa finisce.

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