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Questa mattina l’influencer Matteo Lecca ha pubblicato sui social un video girato al Poetto, Cagliari. Le immagini mostrano bottiglie di vetro, lattine, fazzoletti e sacchetti di plastica abbandonati davanti al mare dopo una serata trascorsa sul lungomare.
Una scena purtroppo familiare, che periodicamente si ripresenta nei luoghi più frequentati della Sardegna e che riaccende il dibattito sulle responsabilità di chi vive e frequenta gli spazi pubblici.
Quando si vedono rifiuti per terra, la spiegazione più ricorrente è quasi sempre la stessa: mancano i cestini. Eppure, nel video pubblicato da Matteo Lecca i cestini presenti nell’area appaiono vuoti.
"Il problema sono i cestini?", si chiede provocatoriamente. Una domanda che porta inevitabilmente a guardare oltre il singolo episodio.
Per capire perché il video girato questa mattina al Poetto dovrebbe farci riflettere, vi racconto una cosa. Nei giorni scorsi ero in Giappone. Lì i cestini sono quasi introvabili. Eppure le strade, i parchi, le stazioni e le spiagge sono straordinariamente puliti.
Sapete perché? È una questione culturale: ognuno si prende la responsabilità dei propri rifiuti.
La drastica riduzione dei cestini pubblici è legata anche a una scelta maturata dopo il tragico attentato alla metropolitana di Tokyo del 20 marzo 1995, quando membri della setta Aum Shinrikyo disseminarono gas nervino in alcune stazioni e vagoni della rete metropolitana, causando la morte di 13 persone e centinaia di feriti.
Dopo quell’attacco, per ragioni di sicurezza, molti cestini vennero rimossi o fortemente ridotti. Ma la sicurezza da sola non spiega la pulizia che ancora oggi caratterizza le città giapponesi.
La differenza principale è culturale.
In Giappone il rifiuto che produci è considerato una tua responsabilità. Se compri una bottiglietta, una confezione di cibo o un fazzoletto, nella maggior parte dei casi te lo porti dietro fino a casa, in albergo o fino a quando trovi un punto autorizzato per lo smaltimento.
Può sembrare strano agli occhi di un europeo. Eppure, è una normalità appresa fin da piccoli.
Nelle scuole giapponesi gli studenti partecipano direttamente alla pulizia delle aule e degli spazi comuni. Non si tratta soltanto di igiene, ma di un metodo educativo che insegna il rispetto per ciò che è condiviso e la responsabilità individuale.
A questo si aggiunge un sistema di raccolta e differenziazione dei rifiuti particolarmente rigoroso, con regole precise e controlli puntuali.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: pochi cestini, pochissimi rifiuti.
Al Poetto, questa mattina, il problema non sembrava essere la mancanza di contenitori per la spazzatura. Le bottiglie, le lattine e i sacchetti lasciati a terra raccontano piuttosto un’altra storia: quella di persone che hanno scelto di lasciare i propri rifiuti dove si trovavano, davanti al mare che tutti vorrebbero ammirare pulito.
La domanda, allora, forse non è quanti cestini servano.
La domanda è quanto siamo disposti a considerare nostro uno spazio che appartiene a tutti.
Perché nessuna città, nessuna spiaggia e nessuna amministrazione potranno mai essere abbastanza efficienti da compensare la mancanza di rispetto e di responsabilità individuale.
E il Poetto di questa mattina, purtroppo, ne è stato l’ennesima dimostrazione.
Voi cosa ne pensate?








