Elly Schlein rompe gli indugi e ufficializza la propria candidatura alla presidenza del Consiglio in vista delle prossime elezioni politiche. La segretaria del Partito democratico ha lanciato la sfida a Giorgia Meloni durante l’assemblea nazionale del Pd, riunita domenica 18 ottobre alla Nuvola di Roma, dichiarandosi pronta a guidare il centrosinistra «con o senza le primarie».

«Sono pronta a guidare questa comunità e a guidarla come candidata alla presidenza del Consiglio, con o senza le primarie», ha affermato Schlein nel passaggio centrale del suo intervento. Una presa di posizione che trasforma in un annuncio esplicito le intenzioni della leader dem e apre una nuova fase nella partita per la guida della coalizione progressista.

L’assemblea ha inoltre approvato la proroga del mandato della segretaria fino alle prossime elezioni, evitando che la scadenza prevista per marzo 2027 coincida con la campagna elettorale. Il documento che indica Schlein come unica candidata del Pd alle eventuali primarie è passato con 578 voti favorevoli, tre contrari e 26 astenuti.

Il messaggio agli alleati e il confronto con Conte

La dichiarazione di Schlein si inserisce nel confronto ancora aperto all’interno del centrosinistra sulla scelta del candidato premier. Anche il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, punta alla guida della coalizione e sostiene la necessità di ricorrere alle primarie per individuare il nome in grado di rappresentare tutte le forze progressiste.

La segretaria dem, tuttavia, ha rivendicato il ruolo del Pd, primo partito dell’area, lasciando intendere che la propria candidatura non dipenderà necessariamente dallo svolgimento di una consultazione. Il messaggio è rivolto anche a chi, nel centrosinistra, continua a ipotizzare una figura alternativa capace di raccogliere un consenso più ampio.

Schlein ha comunque rilanciato l’appello all’unità, invitando le altre forze progressiste a sedersi al tavolo per completare un programma comune. Il Pd, ha spiegato, ha già lavorato a una risoluzione articolata in 21 punti di politica economica e sociale condivisa. L’obiettivo dichiarato è allargare la coalizione, non restringerla, coinvolgendo tutte le forze disponibili a costruire un’alternativa al governo di centrodestra.

Le tensioni interne al Pd

L’investitura di Schlein non ha però cancellato le divisioni interne. L’ordine del giorno che la indica come unica candidata dem alle eventuali primarie ha provocato perplessità tra i riformisti, che avrebbero preferito una competizione aperta anche ad altri esponenti del partito.

Il sostegno alla segretaria non è stato messo in discussione in termini assoluti, ma la scelta di escludere altre candidature ha alimentato il dissenso. La minoranza riformista si è astenuta sul documento, segnalando una distanza politica che l’appello all’unità non è bastato a ricomporre.

Nel suo intervento, Schlein ha rivendicato il percorso compiuto alla guida del Pd e respinto le previsioni di chi riteneva che il partito sarebbe arrivato diviso all'appuntamento elettorale: «Avevano scommesso che io non sarei durata sei mesi e invece sono ancora qua», ha detto, sottolineando che per la prima volta una segretaria dem conclude il proprio mandato.

La leader ha infine escluso il ritorno alle larghe intese, indicando nell’alleanza progressista lo strumento per provare a conquistare Palazzo Chigi. La candidatura è dunque ufficiale, ma la sfida che attende Schlein non riguarda soltanto il confronto con Meloni: passa anche dalla capacità di tenere insieme gli alleati, definire un programma condiviso e trovare un accordo sulla leadership del centrosinistra.