Si profila un nuovo braccio di ferro tra la Regione e il Governo Meloni. Quest’ultimo ha impugnato la legge della Sardegna sul Reddito di studio.

Il Consiglio dei ministri, come si legge nel comunicato di Palazzo Chigi al termine della riunione, su proposta del ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato undici leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione Sardegna n.8 del 12 marzo 2026, sulla "Disciplina regionale in materia di istituzione del Reddito di studio (Rest)".

Secondo il governo, "talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale, violano il principio di ragionevolezza di cui all'articolo 3 della Costituzione, nonché l'articolo 81, terzo comma, relativamente alla copertura finanziaria".

LE REAZIONI

“Rimaniamo sorpresi dall’ennesima impugnazione da parte del Governo nazionale di una legge approvata dal Consiglio regionale della Sardegna per rilievi di natura esclusivamente tecnica. Si tratta di osservazioni che verranno affrontate con senso di responsabilità e spirito istituzionale, apporteremo tutte le correzioni necessarie affinché il provvedimento possa proseguire il suo percorso”.  Così Luca Pizzuto, presidente di Sinistra Futura e primo firmatario della legge sul Reddito di Studio, commenta la decisione del governo Meloni di impugnare la norma approvata il 13 marzo scorso all’unanimità dal Consiglio Regionale.

“Il Reddito di Studio rappresenta una misura di equità e giustizia sociale pensata per contrastare la dispersione scolastica, ridurre le disuguaglianze economiche e garantire a tutti i giovani la possibilità di proseguire il proprio percorso formativo indipendentemente dalle condizioni di partenza. La legge rimane in vigore anche se impugnata: lavoreremo al più presto alle modiche affinché la legge possa entrare pienamente in vigore nel più breve tempo possibile, mantenendo intatti gli obiettivi politici e sociali del provvedimento”.