Il progetto Einstein Telescope, descritto come esempio di grande infrastruttura di ricerca capace di incidere sul territorio della Sardegna, è stato al centro del panel “Grandi infrastrutture di ricerca e futuro dei territori”, organizzato durante la mattina di oggi, martedì 12 maggio, dalla Regione Sardegna all’interno dell’evento “R2I – Research to Innovate Italy”, promosso a Bologna dalla Conferenza delle Regioni.

L’incontro, preparato e coordinato da Nicola Pirina e Diego Corrias del Gabinetto della Presidenza della Regione, ha riunito rappresentanti istituzionali, università, centri di ricerca, investitori e startup per un confronto sui temi dell’innovazione, dell’Intelligenza Artificiale, del Deep Tech e del PNRR.

Ad aprire il panel è stato l’assessore regionale degli Affari generali, Personale e Riforma, Sebastian Cocco, che ha illustrato il progetto ET previsto nell’area della miniera dismessa di Sos Enattos, a Lula: 30 chilometri di gallerie sotterranee, laboratori di fisica e astrofisica, un centro visitatori e altre infrastrutture collegate. La Regione Sardegna ha investito oltre 350 milioni di euro, ai quali dovrebbero aggiungersi 950 milioni stanziati dal Governo italiano.

“La Sardegna ha una tradizione scientifica e una rete di competenze importante, basti pensare al centro di ricerca CR4, nato nel 1990 – ha esordito l’assessore -. Su questa tradizione, abbiamo lanciato un progetto del calibro dell’Einstein Telescope che si basa su un paradosso: Lula e la zona di Sos Enattos del Nuorese sconta da anni lo spopolamento e la distanza dai grossi centri. Questo si è trasformato in un vantaggio competitivo per la vecchia miniera e il silenzio che consente di essere un territorio meno disturbato adatto allo studio delle onde gravitazionali. La Regione Sardegna ha subito scommesso sul progetto ET investendo risorse e coinvolgendo il territorio:, recuperando una infrastruttura oggi in disuso non è calato dall’alto, non è l’ennesima invasione da fuori ma coinvolge tutta la popolazione a partire dalle scuole, mentre Sardegna Ricerche ha bandito gare per le infrastrutture per le imprese sarde pari a 4 milioni di euro. Il progetto è trasformativo – ha continuato Cocco – durerà decenni e ha una governance con strumenti non ordinari: per questo è importante confrontarsi e raccordarsi con le altre Regioni e le loro esperienze in materia”.

Successivamente il professor Domenico D’Urso, docente dell’Università di Sassari e rappresentante dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ha approfondito gli aspetti scientifici del progetto, soffermandosi sulla collaborazione con la Sassonia, sulle caratteristiche del sito di Sos Enattos e sugli investimenti già avviati.

“Come il SunLab, un centro di ricerca all’avanguardia sopra la miniera di Sos Enattos, che a luglio vedrà l’assegnazione della costruzione fra le 17 aziende che hanno partecipato al bando”, ha concluso D’Urso.

Nel corso del panel sono state presentate anche le esperienze di altre otto Regioni italiane, tra cui l’Abruzzo con i Laboratori del Gran Sasso e l’Emilia-Romagna con il Tecnopolo del Cineca e il centro di calcolo di Bologna collegato al data center europeo ECMWF.

A intervenire anche Gianluca Consoli, direttore generale del Ministero dell’Università e della Ricerca.

“Il progetto Einstein Telescope è fondamentale per tutto il Paese, stiamo lavorando con la Commissione Europea per coprire anche i costi di gestione delle infrastrutture di ricerca, la stella polare è dare risposte serie e concrete a chi produce cultura scientifica nel nostro Paese per garantirci sovranità digitale investendo in infrastrutture”.