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Assistenza territoriale capace di rispondere alle esigenze dei cittadini e alle specificità geografiche e demografiche della Sardegna. È la proposta avanzata dalla presidente della Regione e assessora ad interim della Sanità, Alessandra Todde, intervenuta oggi, sabato 17 ottobre 2026, a Cagliari al congresso regionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG).
Durante la tavola rotonda istituzionale dedicata ai nuovi modelli territoriali di assistenza, la presidente ha sottolineato la necessità di coinvolgere i medici di medicina generale nella definizione delle strategie organizzative e nello sviluppo dei servizi sanitari, con particolare attenzione alle criticità che interessano il territorio regionale.
A delineare il quadro sono i dati riportati nel comunicato della Regione, che richiama l'ultimo rapporto Gimbe. Secondo quanto riferito, tra il 2019 e il 2024 la Sardegna avrebbe perso oltre il 40% dei medici di medicina generale. Nonostante la contrattualizzazione di 130 nuovi professionisti negli ultimi due anni, le sedi carenti sarebbero, secondo quanto riferito, 561, mentre 222.871 cittadini, pari a circa il 13% della popolazione, risulterebbero senza medico di famiglia e ricorrerebbero a soluzioni straordinarie come gli Ascot, gli ambulatori straordinari di comunità territoriale.
Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, il presidente nazionale della SIMG Alessandro Rossi, il presidente emerito Claudio Cricelli e il presidente regionale Carlo Piredda.
Il confronto con i medici e il ruolo delle Case di comunità
Nel suo intervento, Todde ha invitato i medici di medicina generale a partecipare attivamente alla costruzione del nuovo modello di assistenza, a partire dalle questioni legate alle sedi carenti e all'organizzazione delle Case di comunità.
"Confrontandoci su temi specifici, come le Case di comunità e le sedi carenti, noi dobbiamo avere il vostro supporto a livello scientifico e organizzativo. Quindi la mia prima proposta, che vedremo di concretizzare, è quella di strutturare questo tipo di rapporto", ha dichiarato la Presidente.
Un altro tema centrale è stato quello delle Case di comunità, previste nell'ambito del modello di assistenza territoriale delineato dal decreto ministeriale 77 del 2022. L'orientamento illustrato dalla Regione punta a sviluppare una rete di strutture in grado di supportare il lavoro dei medici di famiglia e favorire una maggiore integrazione tra i servizi, privilegiando la collaborazione con i professionisti e la valorizzazione delle attività già presenti sul territorio.
Particolare attenzione è stata riservata alle aree interne, dove le distanze e l'isolamento professionale possono rendere più complessa l'organizzazione dell'assistenza. Tra gli strumenti indicati figurano il potenziamento della telemedicina, l'utilizzo delle tecnologie digitali e una maggiore disponibilità di servizi di supporto per i medici che operano nei territori più difficili da raggiungere.
Gli incentivi per le aree disagiate
Per affrontare la carenza di personale, la Regione ha introdotto nell'Accordo integrativo regionale incentivi economici destinati ai medici che scelgono di lavorare nelle aree disagiate. Il contributo previsto ammonta a 2.000 euro mensili per due anni, ai quali potrebbero aggiungersi ulteriori 1.700 euro al mese per la partecipazione alle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT).
Nel corso dell'incontro, la presidente ha inoltre richiamato le misure regionali rivolte a chi sceglie di trasferire la propria residenza nei comuni della Sardegna, con contributi fino a 30mila euro per i centri con una popolazione fino a 3mila abitanti e fino a 20mila euro per quelli più grandi.
Si tratta di interventi che, nelle intenzioni, potrebbero contribuire a rendere più attrattivi i territori meno popolati e, indirettamente, favorire l'arrivo di nuovi professionisti sanitari nelle aree maggiormente interessate dalla carenza di personale.
Todde ha rivolto anche un ringraziamento ai medici che hanno scelto di proseguire l'attività professionale oltre l'età prevista per il pensionamento. Secondo quanto riferito nel comunicato regionale, nel 2026 sarebbero 56 i professionisti che, pur avendo raggiunto l'età per lasciare il servizio, avrebbero deciso di continuare a lavorare.
Semplificazione burocratica e integrazione dei servizi
Tra gli altri argomenti affrontati, la semplificazione degli adempimenti amministrativi, una delle questioni segnalate dai medici di medicina generale. La Regione ha richiamato il lavoro avviato con le rappresentanze della categoria per ridurre gli oneri burocratici e favorire una maggiore integrazione tra servizi sanitari e sociali, distretti e Case di comunità.
Nel quadro del confronto con i professionisti si inserisce anche l'Accordo integrativo regionale sottoscritto nel 2025, dopo tredici anni. Il comunicato richiama inoltre l'introduzione della figura dei medici di medicina generale nelle Case di comunità, misura che si colloca nel percorso di riorganizzazione dell'assistenza territoriale.







