La crisi che nelle ultime settimane riguarda il carburante aereo, a causa del conflitto in Medio Oriente, rischia di colpire duramente la Sardegna e le altre isole italiane, con possibili ripercussioni non solo sul costo dei biglietti ma anche sulla continuità dei collegamenti, soprattutto in vista della stagione estiva. A lanciare l’allarme è il senatore del Partito Democratico, Antonio Nicita, primo firmatario di un’interrogazione urgente depositata oggi al Senato insieme ai colleghi Meloni e Rando.

“La crisi del carburante aereo non è solo un problema di biglietti più cari: per chi vive in Sicilia, in Sardegna o nelle isole minori rischia di diventare isolamento vero. Il Governo adotti subito un decreto-legge”.

Nel documento si evidenzia come il contesto internazionale stia incidendo in modo significativo sul costo del jet fuel, con effetti che potrebbero farsi sentire in modo particolare nei territori insulari. “Il conflitto in Medio Oriente e la chiusura dello Stretto di Hormuz hanno fatto schizzare il prezzo del jet fuel a 195 dollari al barile, più del doppio rispetto ai livelli pre-crisi. Ryanair ha già avvertito che fino al 25% delle proprie scorte potrebbe essere a rischio tra maggio e giugno, con possibili cancellazioni in piena stagione estiva. Secondo la IATA, il 25-30% del carburante aereo europeo proviene dal Golfo Persico, e l’Italia, per la sua posizione mediterranea, è tra i Paesi più esposti”.

Una situazione che, per Sardegna, Sicilia e isole minori come Lampedusa e Pantelleria, si traduce in un rischio concreto di riduzione dei voli e aumento delle tariffe, con conseguenze dirette su residenti, lavoratori e turismo.

Attraverso l’interrogazione, i senatori chiedono al Governo di fornire dati aggiornati sui livelli delle riserve di carburante negli aeroporti di Palermo, Catania, Trapani, Lampedusa e Pantelleria, e di intervenire con misure urgenti a tutela della continuità territoriale.

Tra le proposte avanzate, l’adozione di un decreto-legge che introduca un price cap emergenziale sulle tariffe, una quota riservata di cherosene per gli scali insulari, non inferiore al 90% dei volumi dell’anno precedente, e l’istituzione di un Fondo straordinario per la continuità aerea, finanziato attraverso le accise sui carburanti.