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Dopo la pausa festiva, i consiglieri regionali tornano nell’Aula del palazzo di via Roma per riprendere l’attività legislativa. Al centro della ripartenza c’è la proposta di legge 58, considerata una misura “bandiera” del Movimento 5 Stelle, relativa al cosiddetto salario minimo regionale.
Il testo, approvato lo scorso febbraio dalla seconda commissione, ha come primo firmatario il consigliere e presidente della commissione Bilancio Alessandro Solinas, nonché coordinatore regionale del M5s, ed è sostenuto da tutti i gruppi di maggioranza. La proposta, dal titolo “Disposizioni per la qualità e la sicurezza del lavoro, per il contrasto al dumping contrattuale, nonché per la stabilità occupazionale nei contratti pubblici di appalto o di concessione eseguiti sul territoriale regionale”, introduce una soglia minima di nove euro per le retribuzioni in un ambito specifico: i contratti di appalto o concessione affidati da Regione, enti locali, aziende sanitarie e società controllate.
La misura si concentra in particolare sui contratti ad alta intensità di manodopera, dove il costo del personale rappresenta una componente rilevante. La legge, composta da otto articoli, prevede anche l’istituzione di un Comitato regionale per il monitoraggio della qualità del lavoro, con funzioni di controllo e la redazione di report annuali sull’applicazione delle norme e sull’andamento dei costi della manodopera.
Nel corso della discussione generale in Aula, non sono mancate le critiche da parte dell’opposizione. L’iniziativa è stata definita “è uno specchietto per le allodole” e una “soluzione semplicistica e mediatica”, come ha sottolineato il vice capogruppo di Fratelli d’Italia, Fausto Piga, che ha annunciato la presentazione di un emendamento “per smascherare il populismo del M5s”, proponendo di innalzare la soglia minima a 13 euro.
All’interno del centrodestra si registrano anche altre proposte: Stefano Tunis (Sardegna al centro 20 Venti) ha rilanciato con un aumento intermedio a 11 euro, mentre il collega di partito e sindaco di Sanluri, Alberto Urpi, ha presentato un emendamento per inserire i rappresentanti degli enti locali all’interno dell’osservatorio previsto dalla norma.
Permangono inoltre alcune perplessità sull’aderenza del provvedimento ai principi costituzionali, anche se la Corte costituzionale ha già chiarito in passato la possibilità per le Regioni di intervenire in materia di retribuzioni limitatamente agli appalti di competenza regionale.
Dopo il voto sulla proposta di legge, l’ordine del giorno dell’Aula prevede l’esame del testo relativo al comparto unico di contrattazione collettiva dei dipendenti pubblici, una modifica alla legge approvata nell’ottobre 2025 e successivamente impugnata dal governo.






