«No, decisamente non somiglio a un angelo». Con una battuta accompagnata da un’emoticon sorridente, Giorgia Meloni ha commentato sui social la notizia rilanciata da la Repubblica secondo cui il volto di un cherubino dipinto in un affresco della Basilica di San Lorenzo in Lucina ricorderebbe quello della presidente del Consiglio. La premier ha condiviso anche la foto del dettaglio dell’opera finita al centro della discussione.

La vicenda si è trasformata ben presto in un caso istituzionale. Su indicazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, il soprintendente speciale di Roma Daniela Porro ha disposto un sopralluogo immediato dei funzionari del Ministero della Cultura per accertare la natura dell’intervento di restauro e valutare eventuali provvedimenti.

Nel frattempo si è aperto anche il fronte politico. Il Partito Democratico ha chiesto formalmente l’intervento del ministro Giuli, definendo “non accettabile” l’ipotesi che un restauro su un bene tutelato possa aver prodotto un’immagine riconducibile a un volto contemporaneo. Secondo la capogruppo dem in commissione Cultura alla Camera, Irene Manzi, una simile evenienza configurerebbe una possibile violazione del Codice dei beni culturali, che vieta alterazioni arbitrarie e personalizzazioni non fondate su criteri scientifici e storico-artistici.

Dal Vicariato di Roma arriva invece una presa di distanza. Padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della diocesi, ha spiegato che l’ente non era stato informato di modifiche al volto dell’angelo: «Siamo stati all’oscuro di tutto, stiamo cercando di capire meglio». Il Vicariato ha annunciato approfondimenti con il parroco e la valutazione di eventuali iniziative.

Anche il rettore della basilica, monsignor Daniele Micheletti, ha espresso sorpresa, intervistato dall'Ansa: «Ho chiesto che la cappella fosse restaurata esattamente com’era. Una certa somiglianza c’è, ma bisognerebbe chiedere al restauratore perché il volto sia venuto così».

A respingere ogni accusa è proprio il restauratore, Bruno Valentinetti, che parla di “invenzioni”: «Ho restaurato ciò che c’era già 25 anni fa, seguendo disegni e colori originali. Non ho cambiato nulla». Valentinetti ha ammesso di essere anche l’autore dell’opera originale, realizzata a inizio anni Duemila, ribadendo che non vi è stata alcuna volontà di ritrarre la premier.