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Doveva essere, nelle intenzioni del presidente del Consiglio regionale Piero Comandini, un ordine del giorno condiviso da trasmettere alle Camere attraverso l’articolo 51 dello Statuto. Ma il dibattito sul caso 41bis, ripreso nel pomeriggio nell’emiciclo di via Roma, sembra orientarsi verso un epilogo differente.
Con la ripartenza dei lavori sono emerse con chiarezza le diverse posizioni. Fratelli d’Italia è intervenuta in modo netto con il vice capogruppo Fausto Piga: "La presidente Todde sta utilizzando questo tema per distrarre l'opinione pubblica e lo sta utilizzando in modo strumentale", ha chiarito in Aula. "La posizione di FdI è quella di non fare allarmismi. Le preoccupazioni dei cittadini sono legittime e vanno ascoltate, ma non possono essere usate per alimentare uno scontro politico". E ancora: "Credo ai cittadini preoccupati, ma non credo alle reali preoccupazioni della presidente Todde. Prima convoca una manifestazione in solitaria, poi parla di unità. Questo è solo propaganda. Il tema poteva essere affrontato insieme, con un percorso condiviso, non con la contrapposizione".
Per Piga il dialogo con il Governo resta centrale: "Siamo pronti al dialogo e a difendere gli interessi della Sardegna, ma attraverso la politica del confronto, non della divisione". E l’invito finale è diretto: "Siamo disposti a trattare insieme questo tema se lei mette da parte la demagogia e le mistificazioni".
Nel partito c’è chi definisce “sceneggiata” la manifestazione convocata per sabato. Il capogruppo Paolo Truzzu affonda: "Se lei presidente avesse voluto risolvere il problema in collaborazione con noi, avrebbe dovuto affrontare prima il problema, non aspettare tutto questo tempo e appellarsi all'unità solo dopo aver agitata le piazze. Ha scelto la strada più comoda dell'agitazione della piazza e non del percorso istituzionale, seppur duro".
Nel resto dell’opposizione, Forza Italia e i Riformatori hanno sottoscritto una delle mozioni e presentato in Parlamento una proposta di legge per modificare la norma che indica l’insularità come criterio preferenziale per la detenzione dei boss mafiosi.
Ordine del giorno approvato, Parlamento chiamato a intervenire
Con una votazione chiara e sostenuta dalla maggioranza del Consiglio regionale, la Sardegna ha espresso un “no” netto al trasferimento di massa dei detenuti in regime di 41bis nelle carceri isolane. Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale Piero Comandini dopo l’approvazione dell’ordine del giorno che, sulla base dell’articolo 51 dello Statuto speciale, sarà trasmesso direttamente al Parlamento con procedura rafforzata.
"Si tratta di un atto politico-istituzionale di grande rilievo - ha commentato Comandini al termine dei lavori - che l'Aula ha voluto esercitare con responsabilità e condivisione ampia. L'ordine del giorno richiama in premessa il rispetto del principio di leale collaborazione tra istituzioni, chiede la modifica dell'articolo 41 bis della legge 354 del 1975 laddove individua le aree insulari come collocazione preferenziale dei detenuti sottoposti a regime speciale, e sollecita il Parlamento a definire criteri omogenei di distribuzione territoriale dei detenuti".
Il documento, primo firmatario Roberto Deriu, è stato approvato con 33 voti favorevoli, due contrari e nove astensioni, riassumendo le tre mozioni discusse e chiedendo anche la sospensione di ogni iniziativa volta a redistribuire ulteriori detenuti 41bis in Sardegna. Un emendamento orale di Deriu ha introdotto la previsione di "adeguati meccanismi di compensazione finanziaria a favore della Sardegna proporzionati al numero dei detenuti e dei soggetti sottoposti al 41 bis per i maggiori oneri sanitari sostenuti dalla Regione".
Bocciato invece l’ordine del giorno del capogruppo Paolo Truzzu, che proponeva l’attivazione di un tavolo tecnico permanente con il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, con 18 sì e 26 no.








