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La Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, ha preso la parola oggi, martedì 24 febbraio, durante la sessione del Consiglio Regionale dedicata alle mozioni sul trasferimento di novantadue detenuti sottoposti al regime del 41 bis nella casa circondariale di Uta. Durante il suo intervento, la governatrice ha condiviso con l'assemblea i risultati della Conferenza Stato Regioni del 18 dicembre 2025 e ha ribadito la posizione della Giunta in merito al piano nazionale presentato dal sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro.
La presidente ha spiegato che la Sardegna non mette in discussione la legittimità del regime 41 bis né l'importanza di combattere con determinazione la criminalità organizzata, “La nostra Isola è e resterà dalla parte dello Stato nella difesa della legalità e della sicurezza. Il punto non è indebolire la lotta alle mafie, ma garantire equilibrio, proporzionalità e rispetto dell’Autonomia speciale”.
Todde ha ricordato inoltre che il piano nazionale prevede sette istituti penitenziari interamente dedicati al 41 bis, tre dei quali in Sardegna tra Uta, Bancali e Badu ’e Carros. Attualmente in Italia i detenuti sottoposti al regime speciale sono circa 720, mentre nelle carceri sarde sono già presenti oltre 90 persone. Secondo le stime illustrate in Conferenza Stato Regioni l’Isola potrebbe arrivare a circa 192 posti dedicati, con una crescita fino a 240 detenuti, pari a una quota vicina a un terzo del circuito nazionale.
“Questi numeri non sono neutri e inseriti nel contesto sardo assumono un peso rilevante sul piano sociale, economico e sanitario”, ha spiegato la Presidente, evidenziando come la Sardegna sostenga direttamente i costi del proprio sistema sanitario e possa essere chiamata a garantire nuovi reparti ospedalieri destinati ai detenuti. Gli istituti penitenziari regionali ospitano già oltre 2.600 persone a fronte di una capienza poco superiore ai 2.500 posti.
Nel suo intervento la Presidente ha ribadito le iniziative già avviate dalla Regione, tra cui l’incontro con il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la richiesta di confronto con la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il sostegno alle proposte parlamentari per modificare la norma che prevede la collocazione dei detenuti preferibilmente in aree insulari. “La Sardegna non può essere considerata una soluzione logistica per problemi che riguardano l’intero Paese. Le istituzioni regionali devono essere coinvolte quando le scelte incidono su sicurezza, servizi, diritto alla salute e coesione sociale”.
Todde ha sottolineato anche le possibili ricadute sul sistema sanitario regionale, sull’organizzazione del lavoro penitenziario, sull’economia locale e sui diritti dei detenuti sardi, ribadendo la necessità di evitare che territori già fragili vengano identificati esclusivamente con funzioni di detenzione estrema.
La Presidente ha poi richiamato la mobilitazione civile prevista a Cagliari il 28 febbraio, che conta circa cento sindaci firmatari del manifesto e oltre 140 adesioni tra organizzazioni sindacali, partiti, associazioni, mondo produttivo e cittadini. Numeri che stanno crescendo di ora in ora. “Non è una battaglia di parte ma una richiesta condivisa di rispetto per la Sardegna e per la sua autonomia”.
In conclusione Todde ha invitato il Consiglio Regionale a esprimere una posizione ampia e responsabile, fondata su un principio di leale collaborazione tra Stato e Regione. “Difendere la Sardegna significa tenere insieme fermezza contro le mafie e tutela dei territori. Non chiediamo privilegi ma rispetto, proporzionalità e responsabilità condivisa”.






