"Stiamo stravincendo, nessuno ha mai visto una cosa del genere, e non ci vorrà molto tempo". Con queste parole, rilasciate in un'intervista esclusiva al Corriere della Sera, Donald Trump ha fotografato l’attuale fase del conflitto con l’Iran dal punto di vista della Casa Bianca. Una dichiarazione che trasuda la consueta sicurezza dell'ex tycoon, mirata a rassicurare l’elettorato interno e a inviare un messaggio di forza ai nemici regionali.

L’isolamento degli Stati Uniti e lo strappo degli alleati

Nonostante l’ottimismo di facciata, il fronte diplomatico appare però meno compatto di quanto Washington vorrebbe far credere. Il fulcro della tensione internazionale si è spostato nello Stretto di Hormuz, arteria vitale per il commercio petrolifero mondiale. Trump ha incassato il "no" di diversi Paesi europei – tra cui spicca la posizione dell’Italia – in merito alla richiesta di inviare unità navali per pattugliare l’area.

Il Presidente non ha nascosto la sua irritazione, pur tentando di minimizzare l’impatto strategico del rifiuto: "Gli Stati Uniti non hanno bisogno di nessuno", ha ribadito con fermezza, ammettendo tuttavia una profonda delusione per l’atteggiamento degli alleati della NATO, accusati implicitamente di non assumersi le proprie responsabilità nella sicurezza globale.

Escalation e operazioni sul campo: i fatti recenti

Le parole di Trump arrivano in un momento di estrema volatilità. Nelle ultime ore, la tensione tra l’asse USA-Israele e Teheran ha raggiunto nuovi picchi: mentre si intensificano le operazioni di intelligence e i sorvoli tattici lungo i confini sensibili, le forze statunitensi hanno rafforzato la presenza nelle basi in Iraq e nei Paesi del Golfo, mentre Israele rimane in stato di massima allerta per possibili ritorsioni delle milizie filo-iraniane. Da parte sua, Teheran continua a lanciare segnali ambigui sul proprio programma di arricchimento dell'uranio, utilizzando la minaccia nucleare come leva negoziale per alleggerire le sanzioni economiche che stanno soffocando il Paese. Dopo i recenti sequestri di navi cisterne, lo Stretto di Hormuz rimane una polveriera. La decisione europea di non partecipare alla missione a guida USA suggerisce la volontà dell'UE di mantenere un canale diplomatico aperto con l'Iran, evitando di essere trascinata in un conflitto aperto.

Giornata decisiva alla Casa Bianca

L'attenzione si sposta ora sulla politica interna americana. Per la giornata di oggi sono previsti incontri di altissimo livello nello Studio Ovale per definire i prossimi passi della strategia "Maximum Pressure".

Nel pomeriggio, l’amministrazione terrà un atteso briefing al Congresso. I leader democratici e repubblicani saranno messi a conoscenza dei dettagli riservati sulla conduzione della guerra e sui costi, economici e umani, che un’ulteriore escalation potrebbe comportare. Se per Trump la vittoria è già scritta, per il Campidoglio i dubbi sulla durata e sugli obiettivi finali del conflitto restano molti.