Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, è giunto a Davos per partecipare al World Economic Forum 2026, dove il suo intervento alla Congress Hall ha catalizzato l’attenzione dei leader mondiali presenti e dei media per le affermazioni sulle relazioni transatlantiche e temi globali. Nel corso del suo discorso, Trump ha lanciato critiche dirette all’Europa, sostenendo di amarla ma ritenendo che “non stia andando nella giusta direzione” e affermando che alcune sue aree siano “irriconoscibili”.

Il tema più controverso del suo intervento è stato quello della Groenlandia. Trump ha ricordato che l’isola fu “salvata e restituita alla Danimarca dopo la Seconda guerra mondiale”, ma ha insistito sul fatto che sia parte del Nord America e che solo gli Stati Uniti possano difenderla. Pur escludendo l’uso della forza, ha chiesto l’avvio di negoziati immediati per acquisirla dagli attuali proprietari danesi, avvertendo che «se l’Europa dice di no, ce lo ricorderemo».

Le parole di Trump hanno riscosso forti reazioni sul piano diplomatico e suscitato preoccupazione tra alleati e leader europei, in un dibattito che alcuni osservatori definiscono sintomo di crescenti tensioni transatlantiche sulla scena globale.

Nel suo intervento non sono mancati riferimenti ad altri dossier internazionali: in primo piano la situazione in Venezuela, definita con ottimismo e basata sulla collaborazione internazionale, e un attacco al predecessore Joe Biden, con Trump che ha rivendicato i successi economici statunitensi affermando che «dopo un anno della mia presidenza l’economia è in pieno boom» e che sotto l’amministrazione democratica gli USA «sarebbero morti».

Il viaggio verso la Svizzera è stato tutt’altro che agevole: l’Air Force One ha dovuto invertire rotta sull’Atlantico per un problema elettrico, ritardando l’arrivo a Zurigo di circa tre ore, ma ciò non ha rallentato la risonanza internazionale delle sue parole.