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Ha terminato di scontare la pena ma, per la magistratura, resta socialmente pericoloso. Per questo il Tribunale di sorveglianza di Sassari ha disposto l’espulsione dal territorio nazionale di Faysal Rahaman, operaio di 25 anni, originario del Bangladesh e residente a Genova.
Il provvedimento è stato adottato su richiesta della Procura di Genova, che ha evidenziato come la pericolosità sociale del giovane sia tuttora concreta e attuale, nonostante l’espiazione della condanna a due anni e otto mesi per reati di terrorismo. Rahaman lavorava a Genova per una ditta in subappalto nello stabilimento Fincantieri di Sestri Ponente.
L’uomo era stato arrestato nel 2023 dalla Digos di Genova, nell’ambito di un’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Federico Manotti e condotta insieme alla Direzione centrale della Polizia di prevenzione. Secondo gli investigatori, Rahaman aveva aderito alla Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), organizzazione terroristica pakistana affiliata ad Al-Qaeda.
Nel corso delle indagini era emerso come il giovane si definisse un “soldato di Dio”, diffondendo online video di attentati e azioni violente e manifestando sostegno all’attacco del 7 ottobre. Gli inquirenti hanno inoltre accertato un percorso di autoaddestramento, che comprendeva esercizi fisici e l’acquisto di manuali per l’uso del fucile d’assalto AK-47.
Un ruolo chiave nella radicalizzazione di Rahaman sarebbe stato svolto da Kalil Ullah, 37enne anch’egli originario del Bangladesh e residente a Castel Goffredo, arrestato lo scorso settembre dalla Digos su coordinamento della Dda di Brescia. Ullah è ritenuto dagli inquirenti un reclutatore, non solo di Rahaman ma anche di altri soggetti, e avrebbe favorito il salto di qualità dell’operaio genovese attraverso regali di libri, continui scambi di video e messaggi.
Con la decisione del Tribunale di sorveglianza, si chiude ora il capitolo giudiziario italiano per Rahaman, che sarà allontanato dal Paese al termine delle procedure previste.







