Nel pieno della quattordicesima giornata di proteste in Iran, la Guida Suprema Ali Khamenei ha innalzato il livello di allerta del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica a uno stato superiore persino a quello adottato durante la guerra con Israele dello scorso anno. La notizia è stata riferita al Telegraph da funzionari della Repubblica Islamica.

Secondo le fonti, Khamenei ha disposto che le Guardie della Rivoluzione mantengano “il massimo livello di allerta, addirittura superiore a quello della guerra di giugno”, intensificando i contatti diretti con questo corpo rispetto all’esercito regolare e alle forze di polizia. Una scelta motivata dalla convinzione che, all’interno dei Pasdaran, il rischio di defezioni sia pressoché nullo, a differenza di quanto avvenuto in passato in altri apparati di sicurezza.

Il clima di tensione è stato ulteriormente alimentato dalle parole del procuratore generale iraniano Mohammad Movahedi Azad, che in una dichiarazione trasmessa dalla televisione di Stato di Teheran ha lanciato un avvertimento durissimo ai manifestanti. Chiunque prenda parte alle proteste in corso, ha affermato, sarà considerato un “nemico di Dio”, un’accusa che nell’ordinamento iraniano può comportare la condanna a morte.